A fine giugno il testo unificato

Riforma delle professioni - agg. rassegna stampa

Riforma Mastella. Critiche dagli Ordini - Senza associazioni professioni a rischio

Come tutti i disegni di legge che i diversi governi degli ultimi quindici anni hanno inserito nella propria agenda, anche il Ddl Mastella non si sottrae alle critiche degli ordini professionali volti ad affossare, ancora una volta, una riforma attesa da lungo tempo.

Questa volta apre le danza l'ordine dei dottori commercialisti, ma sarà senz'altro a breve seguito da altre forze che sanno essere trasversali anche rispetto alle compagini politiche, in un copione già visto che ha prima bloccato la Riforma Mirone e, nell'ultima legislatura, la Vietti ad un passo dall'approvazione.

I punti critici rimangono sempre gli stessi: la graduale eliminazione degli ordini e dei collegi, unico esempio di tutela professionale nel panorama comunitario, e il riconoscimento delle associazioni di categoria. Ma anche la paura è sempre la stessa: il riconoscimento delle associazioni di categoria spacciato per rischio di perdita della qualità professionale, quasi a riconoscere l'incapacità del cittadino medio a saper valutate e scegliere, sul mercato, le capacità dei singoli.

Anche l'Antitrust, nell'ultimo decennio, ha individuato nelle assocìazioni di categoria l'unico strumento capace di elevare la qualità professionale a tutto vantaggio dell'economia del singolo e negli istituti ordinistici un ostacolo alla crescita. L'associazione di categoria, impegnata a riconoscere la qualità dei propri iscritti, deve mettere in campo rigidi metodi di controllo della qualità e della crescita professionale se vuole rimanere concorrenziale e qualitativamente competitiva. Sarà poi il mercato a riconoscere, per il tramite della qualità dell'associazione, la capacità del professionista raggiungendo così la piena liberalizzazione del mercato e della scelta del singolo.
I tempi della riforma insomma sono maturi da tempo. È solo necessario che il mondo professionale italiano prenda coscienza rischia di rimanere, in brevissimo tempo, terreno di conquista di sistemi già strutturati con potenzialità notevolmente diverse come quelli degli altri Paesi europei.

  • TEMPI MATURI - Il riconoscimento della qualifica dalle categorie è la sola strada per ottenere concorrenza e competitività

 

di Mario Ipocoana, Centro studi Anaci
da Il Sole 24ore del 04.06.07


Cup e Confprof: sì alla legge quadro

Cup e Confprofessioni promuovono lo strumento della legge quadro per riformare il mondo delle professioni. È quanto è emerso dalle audizioni di ieri in commissione Giustizia alla Camera. Ma Roberto Orlandi, vicepresidente Cup, ha ricordato che «finora si tratta solo di una promessa. Per questo procediamo con la raccolta delle firme per un'iniziativa di legge popolare». E Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, si è detto fiducioso: «Il relatore Pierluigi Mantini sta lavorando per far quadrare il cerchio».

 

pag. 31
da Il Sole 24ore del 01.06.07


Professioni. Apertura di Rutelli - Governo pronto a limare la delega sugli Ordini

ROMA - «Il Governo è pienamente disponibile a ridimensionare la delega sul riordino del sistema professionale contenuta nel Ddl Mastella». A confermare la disponibilità dell'Esecutivo è il vicepremier Franceso Rutelli, intervenuto ieri nell'ambito del convegno «Un'intesa per professioni forti e moderne» organizzato a Roma da "Professionisti democratici".

Se l'eccesso di delega è forse la motivazione principale che ha indotto i relatori parlamentari, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, a introdurre correzioni che saranno delineate nel testo unificato atteso per giugno, l'Esecutivo pone tuttavia specifiche e inderogabili condizioni. «Sì, si possono ridurre le deleghe - ha precisato il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti - a patto di definire esattamente cosa sono gli Ordini e quali criteri di affidabilità e rappresentatività devono avere le associazioni riconosciute. Vanno poi circoscritte, nero su bianco, le attività riservate. Altrimenti le contrapposizioni, per esempio tra commercialisti e tributaristi, risultano sterili. Infine - ha proseguito Scotti - si dovrà definire con legge ordinaria quali Ordini, assimilabili alla stessa famiglia, possono essere oggetto di accorpamento». «Una norma, quest'ultima, - ha affermato Giuseppe Chicchi, relatore alla commissione Attività produttive di Montecitorio - che deve indurre gli Ordini a ragionare sul proprio modello organizzativo».

Tra le linee distintive per la correzione del testo, Mantini ha enumerato l'introduzione del socio di capitale, con deroghe chiare per le professioni più sensibili, ad esempio gli avvocati. Mantini ha inoltre intenzione di reintrodurre i minimi per i lavori pubblici e i massimi per il patto di quota-lite.

In ogni caso, bisogna fare presto - ha ribadito Giuseppe Lupoi, presidente del Colap. «Sosteniamo il Ddl Mastella e siamo preoccupati dalla volontà di riscriverne il testo», ha detto Lupoi. «Inoltre, a ottobre, entrerà in vigore la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, e senza una "patente" per le associazioni, si rischia che professionisti esteri possano venire in Italia a fare quel che a noi non è riconosciuto nel nostro Paese e che anzi potremmo fare Oltralpe». Lupoi chiede dunque lo stralcio dell'articolo che riconosce le associazioni, perchè sia inserito nel provvedimento di adozione degli adempimenti comunitari.

Contrari gli Ordini: «Stralciare parte della riforma - ha detto Paolo Piccoli, presidente del notariato - rischia spinte centrifughe e non riforma il sistema. A noi piacciono le correzioni proposte da Mantini in Parlamento. Se serve, chiudiamoci in conclave, e diamo vita a un testo, che sia definitivo per la discussione parlamentare».

  • IL COMPROMESSO - Mantini propone di ritornare alle tariffe minime negli appalti e livelli massimi per il patto di quota lite

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 23.05.07


Ddl Mastella - A giugno il testo unificato

Sarà noto entro fine giugno il testo unificato di riforma delle professioni che nelle intenzioni del relatore di maggioranza, Pierluigi Mantini (Ulivo) dovrà operare una sintesi e superare il Ddl Mastella. Al termine delle audizioni, previste per giovedì 31 maggio, la commissione Giustizia della Camera avvierà infatti i lavori per unificare i diversi provvedimenti che giacciono in Parlamento.

Ma il perimetro è quello delineato dallo stesso Mantini a Torino venerdì scorso: limitazione del numero delle deleghe e correzioni (più volte annunciate) su possibili soglie (massime) al patto di quota lite e (minime) alle tariffe sugli appalti pubblici. Tirocinio che può superare i 12 mesi per alcune categorie definite e riconoscimento delle associazioni esistenti, con l'ipotesi di istituire, per i tributaristi, almeno un obbligo di laurea triennale. Su questo punto è intervenuto Riccardo Alemanno (Int), con una lettera allo stesso Mantini, in cui apprezza la volontà di accelerare sulla riforma, ma anche la necessità di «prestare attenzione a coloro che in possesso di un diploma di scuola superiore in materie amministrative abbiano maturato esperienza pluriennale». Alla diminuzione delle deleghe e all'ipotesi di laurea plaudono anche Assoprofessioni e i tributaristi dell'Ancot.

Mentre contro «il condono della preparazione professionale» si scagliano i giovani dottori commercialisti dell'Ungdc, secondo cui il riconoscimento di profili economici laureati per le associazioni «allontanerà i giovani dal sacrificio del percorso di abilitazione».

 

pag. 39
da Il Sole 24ore del 22.05.07


La riforma a una svolta

La riforma delle professioni è a una svolta. Dopo una fase di audizioni durata oltre due mesi e mezzo, il relatore Pierluigi Mantini (Margherita) annuncia l'avvicinarsi ´dell'ora delle scelte'. Quest'ultime saranno annunciate al convegno organizzato da ´PD Professionisti democratici' martedì 22 maggio, alle ore 14,30, presso la sala del Cenacolo della Camera dei deputati, con la presenza del vicepremier Francesco Rutelli e il sottosegretario alla giustizia, Luigi Scotti. Intanto, oggi, lo stesso Mantini affronterà la platea dei professionisti ordinistici a Torino. Questi ultimi, scontenti del disegno di legge Mastella, hanno lanciato una raccolta firme per un disegno di legge di iniziativa popolare. E durante tutti gli incontri, in sede di audizioni, hanno avuto modo di dire ripetutamente il loro no all'impianto del ddl del guardasigilli. Mantini, quindi, stamattina, nel corso del primo convegno del Cup Piemonte (Mirafiori Motor Village) inaugurerà una nuova fase di incontri per arrivare a soluzioni più condivise rispetto a quelle trovate in passato.

 

pag. 45
da Italia Oggi del 18.05.07


Colap punta sulla Bonino - Bollino blu con l'arrivo della direttiva qualifiche. Le associazioni cercano il riconoscimento attraverso le politiche comunitarie.

Le libere associazioni del Colap si giocano il tutto per tutto. E provano a saltare sul treno in corsa del recepimento della direttiva qualifiche. Messa in soffitta la speranza di vedere approvata, almeno alla camera, la riforma delle professioni ideata dal ministro della giustizia, il coordinamento guidato da Giuseppe Lupoi ha deciso di puntare tutto su un altro membro dell'esecutivo: Emma Bonino, ministro per le politiche europee. La direttiva sul mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali (la n. 36/2005) sta infatti per arrivare in Italia (...) ed entro luglio dovrebbe essere approvato l'apposito decreto legislativo. Provvedimento attraverso il quale Lupoi cerca di trovare un posto per le sue professioni, in attesa di un riconoscimento legislativo oramai da più di un lustro.

Del resto senza bollino blu, le libere associazioni rischiano di perdere gran parte della posta in gioco. E cioè competere in Europa. Senza una normativa di riferimento in Italia, infatti, è praticamente impossibile per le professioni attualmente prive di ordine andare a discutere di regole comuni in Europa. Ecco perché il coordinatore del Colap, Giuseppe Lupoi, ha invitato tutti i componenti, nel corso del direttivo di ieri, ad attivarsi da subito ´affinché venga inserito il riconoscimento delle associazioni professionali all'interno della direttiva n. 36/2005'.

La normativa europea, approvata definitivamente dal Parlamento Ue nel giugno del 2005, stabilisce, tra l'altro, i criteri relativi all'esercizio e alla formazione delle professioni, convocando tavoli di discussione per uniformare gli statuti a livello comunitario. ´Al momento attuale', ha dichiarato Lupoi, ´l'Italia, non prevedendo il riconoscimento delle associazioni professionali, non potrebbe partecipare attivamente a queste iniziative'. Il Colap, a questo punto, si batterà su due fronti, in una sorta di ´lascia o raddoppia'. Continuando la raccolta delle firme per accelerare i tempi parlamentari del ddl Mastella da una parte. E per andare in pressing sul ministero per le politiche europee dall'altro. ´La decisione dell'esecutivo nazionale', ha spiegato infatti il coordinatore del Colap, ´è stata resa necessaria dal preoccupante stallo in cui versa attualmente la riforma delle professioni, bloccata ingiustificatamente dall'ostruzionismo parlamentare'. ´Non faremo mancare il nostro appoggio alla proposta del guardasigilli', ha concluso Lupoi, ´ma dobbiamo valutare soluzioni alternative'.

 

di Gabriele Ventura - Ignazio Marino
da Italia Oggi del 18.05.07


La riforma in un pantano - Quattro incontri in due mesi. Ddl dimenticato. Anche le associazioni Colap perdono la fiducia. Mantini promette soluzioni.

Ci sono voluti tutto marzo e aprile per fare quattro incontri. E il prossimo, quello del 31 maggio, si terrà praticamente a distanza di 25 giorni rispetto all'ultimo. Insomma, l'iter della riforma delle professioni non sembra viaggiare molta spedita. Segno che il riordino non è più in cima ai pensieri del governo e della sua maggioranza. A luglio, con le famose liberalizzazioni di Bersani, la questione sembrava molto più urgente. Nei fatti, però, dopo l'approvazione fra mille polemiche a dicembre del disegno di legge Mastella, l'iter della riforma è proceduto come i Tir lumaca quando protestano. Tanto che anche le associazioni del Colap, tifosi sin dalla prima ora del progetto del guardasigilli, hanno cominciato a perdere le speranze proprio vedendo il progressivo rallentamento dei lavori presso le commissioni congiunte Giustizia-Attività produttive. Proprio loro, che per sostenere il disegno di legge Mastella hanno raccolto oltre 35 mila firme da portare al presidente della camera, Fausto Bertinotti, per calendarizzare il ddl in aula prima dell'estate.

Certo, il relatore, Pierluigi Mantini (Margherita), oltre a ribadire che la politica ha i suoi tempi, promette soluzioni rapide ai nodi storici della riforma, riconoscimento delle professioni non regolamentate in testa. Rassicurazioni che non trovano fiducia, però, in casa degli ordini. Che, da un pezzo, hanno deciso di andare per conto loro con una proposta di legge di iniziativa popolare. A questo punto solo Assoprofessioni sembra continuare a credere nell'iniziativa governativa.

Ma andiamo con ordine, dato che nel giro di pochi giorni lo scetticismo sembra aver preso il sopravvento. Dopo i timori del Cup del Nord Italia diffusi nel fine settimana scorso (si veda ItaliaOggi del 12 maggio), l'ultimo allarme è arrivato ieri dal Colap. ´È chiaro ormai che manca la volontà di fare la riforma', dice il coordinatore Giuseppe Lupoi. ´le audizioni si chiuderanno, se tutto va bene, a fine giugno, e materialmente non sarà possibile arrivare a un punto definitivo prima dell'estate. La nostra raccolta firme andrà avanti, ma più per dimostrare tutta la nostra forza che altro'. ´Intanto questo governo ha depositato un suo progetto, cosa che non aveva mai fatto nessun altro esecutivo', dice Giorgio Berloffa di Assoprofessioni, ´e poi bisogna lasciare il tempo necessario alla politica'. Pronta la reazione di uno dei principali fautori delle audizioni, Pierluigi Mantini (Margherita). Che getta acqua sul fuoco, dichiarando che l'iter si chiuderà entro la prima settimana di giugno. E poi si passerà dalle parole ai fatti. ´Abbiamo già soluzioni pronte', ha dichiarato infatti il relatore alla riforma delle professioni, ´e presto finirà il tempo delle parole. Poi, volenti o nolenti, tutti dovranno seguire la riforma. Che prevederà, tra le altre cose, lo stralcio degli avvocati dalla legge, il cui ordine verrà trattato a parte. Un tetto al patto di quota lite. L'autorizzazione preventiva sulla pubblicità per le professioni sanitarie. E il riconoscimento degli esperti tributari, nei termini già previsti dal ddl Mastella'. ´Infine', ha concluso Mantini, ´eviteremo la delega in bianco e preciseremo il discorso sulla riduzione degli ordini.

La riforma che uscirà dal Parlamento, sarà insomma molto più condivisa, tanto che abbiamo ricevuto apprezzamenti anche dall'opposizione'. Intanto, è cominciato il conto alla rovescia per la raccolta delle firme da parte del Cup. che inizierà fra fine maggio e inizio giugno.

 

di Ignazio Marino - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 16.05.07


Uniarch, altra picconata agli ordini - Contributo alla riforma anche dalle associazioni di professionisti. Il nuovo organismo nazionale chiede più trasparenza e più concorrenza contro le corporazioni.

Si chiama comitato Uniarch il patto nazionale tra gli operatori del progetto finalizzato a contrastare la rappresentanza affidata agli Ordini professionali, considerati unici interlocutori del legislatore in materia di riforma delle professioni intellettuali protette. I professionisti riuniti attorno a Uniarch ritengono che sia giunto il momento di fare chiarezza su una questione ancora troppo caratterizzata da strascichi corporativi che impongono regole anti-concorrenziali e che consentono ancora oggi ad alcuni colleghi concorrenti di mantenere il potere di inibire l'attività professionale dei colleghi controllati. Uniarch intende battersi affinché gli Ordini professionali si trasformino effettivamente in enti terzi, non più soggetti al conflitto di interesse come avviene oggi, nel momento in cui professionisti portatori di interessi privati si presentano anche come tutori dell'interesse pubblico generale.

In sintesi, la costituzione di Uniarch intende porre al centro del dibattito professionale e della riforma delle libere professioni tre obiettivi principali: garantire che la rappresentanza dei professionisti tecnici e del progetto, iscritti o meno ad albi professionali, venga assunta da libere associazioni di rappresentanza in concorrenza tra loro (principio di pluralismo sindacale); garantire per le professioni di riferimento l'applicazione tassativa delle norme Antitrust a tutela della concorrenza così come previsto dal trattato della Comunità europea e dalla legge 287 del 1990; garantire la terzietà del giudice disciplinare.

Il primo incontro di coordinamento che ha portato poi alla nascita di Uniarch si è svolto a Roma il 16 dicembre 2006 sulla spinta della necessità sentita di creare l'equilibrio del mercato professionale e la necessità di garantire la concorrenza tra i professionisti del progetto così come imposta dal Trattato della Comunità europea e dalle norme Antitrust in vigore in Italia sin dal 1990.

Uniarch contesta innanzitutto la pretesa degli ordini delle professioni tecniche di essere messi in grado di poter svolgere con autorevolezza istituzionale la funzione di presidi della qualità del progetto, della formazione continua e permanente e dell'accesso alla professione attraverso la verifica della permanenza dei requisiti professionali legati alla formazione permanente e intende impedire che i consiglieri degli ordini possano decidere a loro insindacabile giudizio chi deve entrare e chi deve uscire dal mercato delle libere professioni tecniche e del progetto. Secondo Uniarch gli ordini degli architetti e degli ingegneri, preoccupati soltanto di ridurre gli effettivi all'interno del mondo professionale, per timore delle conseguenze sul reddito dei professionisti più affermati e protetti dal vecchio sistema corporativo, intendono con la formazione continua e permanente, la verifica della permanenza dei requisiti professionali e la certificazione di qualità professionale, a loro affidate in esclusiva dallo stato, introdurre nuove barriere di accesso alla professione, ponendole sotto l'esclusivo controllo di professionisti concorrenti operanti sullo stesso mercato dei colleghi controllati.

Numerosi professionisti tecnici (architetti e ingegneri) considerano non più accettabile che in un paese dell'Unione europea i liberi professionisti vengano ancora sottoposti alla rappresentanza coatta affidata agli ordini professionali, in virtù di una iscrizione obbligatoria agli albi e di una prassi, ormai consolidata dallo stato, che considera l'ordine alla stregua di un sindacato unico di categoria a iscrizione obbligatoria.
Ciò che sarebbe inconcepibile e considerato un abuso di potere tra i lavoratori dipendenti non desta allarme invece se si verifica nel mondo delle libere professioni. Per questo motivo, con riferimento alle iniziative messe in campo dai Consigli nazionali delle professioni intellettuali protette riunitisi nel Cup (Comitato unitario degli ordini e dei collegi professionali), presieduto da Raffaele Sirica, con riferimento alla riforma delle professioni intellettuali che verrà sottoposta all'esame delle Commissioni parlamentari congiunte della giustizia e delle attività produttive, i professionisti e le associazioni che si riuniscono attorno a Uniarch hanno deciso di dare vita a un nuovo soggetto nazionale che rappresenti la volontà dei professionisti e si opponga alle politiche degli ordini professionali, ovvero di enti disciplinari a iscrizione obbligatoria per chiunque intenda esercitare una professione protetta.

 

pag. 46
da Italia Oggi del 16.05.07


Riforme in cantiere. Bocciato il sistema Ordini-associazioni. Assicurare la qualità prima di allargare il mercato. Ai commercialisti non piace il «doppio binario».

Sulla riforma delle professioni i dottori commercialisti hanno scelto la loro "linea del Piave": il no alle associazioni riconosciute. Su questo punto,la posizione è netta. E soprattutto univoca. Sia all'interno del Consiglio nazionale, sia tra la base. Mentre su altri aspetti, come l'idea di "congelare" l'albo unico con i ragionieri in attesa che si completi l'iter parlamentare del Ddl Mastella, il panorama delle posizioni è più variegato.

Che il provvedimento varato dal Governo non incontri l'entusiasmo dei professionisti italiani è noto; come conferma un recente sondaggio condotto dal Censis (...). 'Tuttavia, le riserve espresse cambiano di categoria in categoria. A suscitare l'avversione maggiore dei commercialisti è l'idea di un sistema duale, con le associazioni private riconosciute accanto agli ordini. Sull'argomento il Cndc è stato estremamente netto già nel corso dell'audizione davanti alle commissioni riunite (Giustizia e Attività produttive) della Camera.

A ribadire i motivi di una tale posizione è ora uno dei consiglieri, Claudio Siciliotti: «ll problema non è allargare il mercato, ma garantire la qualità. Da questo principio nasce la nostra opposizione al riconoscimento delle associazioni, che senso ha riconoscere degli ulteriori soggetti rispetto a quelli che già esistono?». Siciliotti contesta che alla base di tutto ci sia la voglia di liberalizzare. «Questo problema non riguarda i dottori commercialisti. Se riguarda altri si intervenga solo su quelli», è il suo commento.

Dubbi condivisi anche dal vicepresidente del Cndc, Mario Damiani, che aggiunge un ulteriore elemento di perplessità: la presenza all'interno dello stesso ordine di registri e albi contenenti professionisti di livelli diversi. Il rischio, spiega, è quello «di mettere insieme soggetti con specialità così diverse da essere quanto meno male assortiti».

Ma se ciò è stato possibile, spiega Damiani, la colpa è dell'indeterminatezza della disciplina delegata. «Più che una legge delega - sottolinea - servirebbe una legge quadro con principi ben precisi a cui il legislatore delegato si adegui».

Per un altro consigliere nazionale, Giovanni Stella, oltre al riconoscimento delle associazioni private, il limite principale del Ddl Mastella è rappresentato «dalla reintroduzione dei diplomati negli albi». Lo stesso Stella si fa portavoce di un'altra proposta: annullare il "matrimonio" con i ragionieri o quanto meno differirne gli effetti fino a quando non sarà varata la riforma delle professioni. «Dovrà valere per noi ciò che vale anche per gli altri», è la sua chiosa.

Una proposta che non sembra pèrò raccogliere altri consensi all'interno del Cndc. Come testimonia il suo segretario Fabrizio Franchi: «Rispetto tutte le opinioni, ma la realtà è un'altra. Sempre nell'ottica di modernizzare il sistema ritengo che la riunificazione sia opportuna per evitare le sovrapposizioni». Franchi non ritiene neanche giusto posticiparne l'entrata a regime. «È come il Deserto dei Tartari dove si rischia di aspettare tuttala vita i Tartari e di non vederli arrivare mai. Tanto più - aggiunge - che solo chi non fa niente, non sbaglia».

 

di Eugenio Bruno
da Il Sole 24ore del 14.05.07


Albi & mercato. Gli Ordini sollecitano incentivi. Per gli enti territoriali nella riforma assente una piattaforma economica. A Lecco le prime Assise lombarde - il Cup ha sottolineato la necessità di bonus per gli studi.

LECCO - Uno sguardo alla parcella e uno alla rappresentanza. Una politica economica fatta di incèntivi agli studi professionali, alla defiscalizzazione della formazione e dei finanziamenti attraverso Confidi. Ma anche un «no» inequivocabile al riconoscimento delle associazioni che svolgono attività "tipiche" dei commercialisti iscritti agli Albi. Infine, la necessità di creare "livelli" regionali per le professioni, oltre al dovere, per i Consigli nazionali, di sottoporre agli Ordini locali preventivi e consuntivi, in un quadro di trasparenza delle gestioni.

Boccia il metodo della delega e del decreto legge, ma lascia in retrovia i temi tipici della contrapposizione ideologica (tariffe e società) Enrico Rossi, presidente del Cup Lombardia, al primo Congresso regionale delle professioni intellettuali, che si è tenuto ieri a Lecco. Staffetta che il 18 maggio porterà a Torino per lanciare la raccolta di fIrme alla proposta di legge del Cup "alternativa" al Ddl Mastella.

Se maggioranza e opposizione convergono, a parole, sulla necessità di una politica economica di settore, «dire che non si possono valicare - ha sottolineato Pier Luigi Mantini (Ulivo), relatore alla Camera sul testo di riforma - le attività tipiche degli Ordini, senza elencarle, è giuridicamente irrilevante: per recintare le competenze serve una riserva, che alcuni Ordini non ammettono di volere». E contestando la lentezza delle audizioni in commissione Giustizia, ammette che «la delega va ristretta per evitare meccanismi ansiogeni degli operatori, ma che quando si parla di razionalizzare il numero degli Albi ci si deve chiedere, ad esempio; se ha ancora senso un Ordine degli spedizionieri doganali o se i tecnologi alimentari non possano unirsi ad altre categorie». E chiede cooperazione al centro-destra. Disponibilità che l'opposizione, spiega Maria Grazia Siliquini (An), potrà recuperare «a patto di buttare a mare le deleghe per una legge quadro più articolata». Mentre Roberto Castelli (Lega Nord) si chiede «perchè dopo l'abolizione delle tariffe non si sia avviato un monitoraggio di verifica degli effetti».
Per l'eurodeputato Stefano Zappalà (Fi), relatore della direttiva 2oo5/36/Ce sul riconoscimento delle qualifiche «al Ddl Mastella mancano i cinque aspetti-chiave della norma europea: soglie minime di cultura accademica, formazione post laurea e permanente, chi autorizza all'esercizio professionale e chi lo controlla. Con il timore che le lentezze del Ddl Mastella nascondano tentazioni di un nuovo decreto legge per completare la "rottura" avviata dal primo Dl Bersani».

Una prospettiva esclusa da Tiziano Treu (Ulivo), presidente della commissione Lavoro del Senato,per cui «vanno invece sgonfiate le ipocrisie di principio, come accesso e sovrapposizioni: il problema non è diventare avvocato, spiega, ma riuscire a guadagnarsi il pane». Attenzione anche, prosegue Treu, all'ossessione per i "senz'Albo": «in un mondo che cambia così velocemente, le riserve fissate oggi fra tre anni saranno obsolete. Se i giovani vogliono competere sul mercato internazionale devono puntare al massimo della preparazione, anche perchè in Italia già avanzano law firms anglosassoni e grandi studi con strutture d'impresa». Per questo, ha concluso Treu, la riforma si fa con «una politica economica che incentivi all'aggregazione, agli investimenti e alla delocalizzazione degli studi, come per le imprese, e con un forte controllo degli standard qualitativi: meno valore legale del titolo di studio e più verifica delle specializzazioni». Gli anglosassoni, ha concluso Treu, non regolamentano quasi nulla ma controllano e sanzionano con durezza. E già bussano alle nostre porte.

  • IL MONITO - Secondo Treu occorre favorire le aggregazioni e l'innalzamento degli standard qualitativi

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 12.05.07


Un Bersani-bis per fare la riforma. Iter impantanato. E gli ordini temono un nuovo colpo di mano. A Lecco i timori dell'opposizione trovano sponda nel Cup Nord Italia. A fine maggio la raccolta firme.

Un decreto legge Bersani bis per gettare un sasso nello stagno della riforma delle professioni? È il fantasma che si è materializzato ieri a Lecco, al primo congresso regionale delle professioni intellettuali della Lombardia.

È stata Maria Grazia Siliquini che, rispondendo ad una precisa domanda del moderatore, ha detto che la storia decreto Bersani potrebbe ripetersi anche quest'anno, anche perché la discussione sulla riforma delle professioni sembra essersi impantanata: alla camera giacciono quattro disegni di legge (Siliquini, Mantini, Vietti e Laurini), altri due al senato (Treu e Castelli), e l'audizione sul disegno di legge Mastella ha evidenziato solo critiche e perplessità. Il governo non sembra essere in grado di impostare una riforma con il sostegno delle categorie interessate, e l'opposizione non ha alcuna intenzione di dare una mano. In queste condizioni un secondo colpo di mano di Bersani sembra quasi prevedibile.

Intanto il Cup sta lanciando la raccolta delle 50 mila firme necessarie per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare: lo ha ricordato Giuseppe Capocchin, presidente del forum per le professioni intellettuali precisando che il 23 maggio si terrà a Roma una conferenza di tutti i Cup per la messa a punto di tutti i dettagli, dopo di che verranno consegnati i moduli per la vidimazione e dal 28/29 maggio la raccolta di firme dovrebbe incominciare.

Si tratta di una iniziativa che, ha detto Capocchin, nonostante qualche sfaldatura a livello di ordini nazionali, vede i Cup territoriali estremamente compatti. Obiettivo comune è naturalmente quello di contrastare l'approvazione del ddl Mastella che non gode di alcun favore tra i professionisti. Anzi. Il risultato della mancata approvazione di regole coerenti, ha detto Enrico Rossi, presidente del Cup Lombardia, sarebbe il trasferimento di interi settori di mercato dalle professioni ordinistiche a quelle professioni che godono di regolamentazioni più permissive, alterando così le regole della concorrenza. ´E ciò comporterà il disastro delle casse professionali degli iscritti ad ordini e collegi che non avranno più l'afflusso di nuovi iscritti', ha detto Rossi.

Pierluigi Mantini, uno dei due relatori alla riforma delle professioni in commissione congiunta giustizia-attività produttive, ha d'altra parte ricordato come la sua proposta di mediazione (che prevedeva, da una parte, l'attribuzione ai commercialisti di competenze ora riservate ai notai e, dall'altra, il riconoscimento delle associazioni che attualmente svolgono la pratica tributaria) sia stata seccamente respinta dagli attuali vertici degli ordini di dottori commercialisti e ragionieri in almeno due occasioni. Mantini si è quindi limitato a promettere tutto il suo impegno per modificare, nell'esame alla camera, gli aspetti più contestati del ddl Mastella, in particolare l'estrema genericità della delega. Stessa promessa ha fatto Tiziano Treu, presidente della commissione Lavoro del Senato, per quando il testo arriverà al senato.

 

pag. 46
da Italia Oggi del 12.05.07 


Riforme in corso. Professioni, stop in Regione. Le Autonomie chiedono parità su istruzione e nuovi profili. Rinviato il parere della Conferenza sul Ddl mastella di riordino delle categorie.

ROMA - Un parere "potenzialmente" favorevole, ma condizionato al recepimento di emendamenti «irrinunciabili» per Regioni e Province autonome, che il Governo non è invece disposto ad accogliere. Rinviato alla prossima seduta del 18 maggio il parere della Conferenza Stato-Regioni sul Ddl di riforma delle professioni. Nel frattempo, si cercherà un compromesso tra le parti, per ora all'impasse.

In realtà, il ministero della Giustizia, con una nota del 2 maggio, ha già accolto, in sede tecnica, un primo slot di modifiche richieste dalle Regioni, come il rispetto della competenza concorrente in fase di decreti delegati, prevista «all'articolo 117, comma 3 della Costituzione»; il coinvolgimento di «pubbliche istituzioni, anche territoriali» nella formazione stabilita dagli Albi e una rinnovata articolazione degli Ordini che abbia un «raccordo con le singole Regioni e Province autonome». Infine, alle associazioni riconosciute (articolo 8 del Ddl) il compito non solo di «attestare» la competenza degli iscritti, ma anche la loro «accettazione» dei requisiti di deontologia, polizza assicurativa e rispetto delle regole.

«Ma obiettivo delle Regioni - ha spiegato Roberto Sandri, responsabile professioni per le Autonomie - è quello di provare a disegnare dinamiche di coinvolgimento più pratico nello sviluppo delle professioni, entro i limiti assegnati dalla Costituzione».

Tra i cardini «irrinunciabili» vi è, dunque, la «previa intesa» della Conferenza Stato-Regioni nella predisposizione dei decreti delegati e nella scrittura dei criteri per l'iscrizione delle associazioni nel registro nazionale. Le Regioni chiedono poi di poter contare, in qualche modo, nell'individuazione di nuove professioni intellettuali, quando si tratta di «attività che incidono su materie di competenza legislativa delle Regioni». Inoltre, chiedono che ogni associazione abbia un referente regionale.

Ma il nodo cruciale è la volontà di un coinvolgimento "territoriale" in materia di istruzione e formazione professionale, che il ministero di viale Trastevere, con una nota del 27 aprile scorso, ha respinto. Con l'introduzione di un articolo 6-bis al Ddl, le autonomie chiedono un raccordo tra i sistemi regionali di formazione e lo svolgimento di specifiche professioni regolamentate o la possibilità di svolgere il tirocinio durante un percorso formativo necessario ad acquisire un titolo di studio professionale. Il riferiniento è ai diplomi qualificanti cui si accede dopo la scuola secondaria superiore.
Secondo il ministero dell'Istruzione' proprio quei «percorsi dell'istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts), previsti dall'articolo 69 della legge 144/1999, non fanno parte di quelli attribuiti alla competenza regionale, ma appartengono a un diverso sistema, di competenza statale, finalizzato a conseguire certificati di specializzazione tecnica di livello post-secondario».

  • DIALOGO DIFFICILE - Secondo viale Trastevere i diplomi post-superiori sono di competenza statale e le qualifiche locali non abilitano agli Albi

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 11.05.07


L'INIZIATIVA DEL CUP - Dal 4 giugno via alla raccolta delle firme.

Inizierà il 4 giugno la raccolta di firme nelle maggiori piazze italiane a sostegno della proposta di legge che gli Ordini professionali hanno già presentato in Cassazione contro il Ddl Mastella per la riforma delle professioni. Ad annunciarlo è Pietro Antonio De Paola, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che ieri ha aperto a Matera i lavori del XIII Congresso nazionale della categoria.

De Paola è tornato a denunciare come la proposta di legge delega, elaborata dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, «non ponga limiti alla successiva azione legislativa del Governo», minando al cuore «l'esistenza stessa delle professioni, già duramente colpite dalle legge Bersani» e denunciando come questi provvedimenti incidano «sull'autonomia dei geologi e la qualità delle prestazioni per i cittadini». Alla negazione del dialogo con il Governo - «abbiamo chiesto un incontro a Bersani e a Prodi - ha spiegato De Paola - ma ci hanno chiuso tutte le porte», i professionisti stanno rispondendo con una proposta di legge che tocca vari punti della riforma.

In sintesi, le professioni chiedono il rispetto delle peculiarità di ciascuna categoria, la netta distinzione tra attività professionale e attività di impresa, la libertà di esercizio, la garanzia del rapporto fiduciario con il cliente, la conservazione di tutti gli Ordini e Collegi, salvo accorpamenti richiesti dagli stessi professionisti.

Infine, gli Ordini propongono la regolamentazione delle strutture societarie e il ripristino dei minimi tariffari almeno per le gare pubbliche, già abolite dal Dl Bersani della scorsa estate (come ha chiarito, tra l'altro, una recente delibera dell'Autorità dei lavori pubblici).

 

di Deborah Appolloni
da Il Sole 24ore del 11.05.07


Professioni. Consulenza ristretta agli Albi. Per il divieto alle Spa possibile estensione ai non regolamentatiLa pronuncia della Cassazione sovrappone le attività «tipiche» a quelle «protette».

La Corte di cassazione - con la sentenza n. 9237/2007 della terza sezione civile - supera l'ambiguità sul sistema delle competenze professionali, dovuta alla tradizionale incertezza sulla ripartizione tra prestazioni "riservate" e prestazioni "protette" (si veda «Il Sole-24Ore» di ieri).

Come afferma la Corte, «le attività di assistenza e consulenza in materia legale e tributaria - che sin qui, salvo rare pronunce, erano considerate esercitabili, ancorchè afferenti alle competenze tipiche di categorie ordinistiche - rientrano tra le prestazioni professionali protette che possono essere svolte soltanto da professionisti iscritti nei relativi albi».

Dalla motivazione emerge chiaramente come a questa conclusione la Cassazione arrivi non perchè ritenga riservata l'attività di assistenza e consulenza, ma in quanto essa «consista in una prestazione interamente ricompresa nell'attività tipica della professione protetta». Nella sentenza n. 9237/07, la latitudine delle riserve viene a coincidere con l'ambito delle attività tipiche di professione protetta.

A essere superato è il distinguo - solitamente operato tra le attività tipiche di una categoria - tra prestazioni "riservate" (in esclusiva o meno) alla categoria stessa e prestazioni che possono essere svolte anche da altri operatori non iscritti all'Albo. Anche queste ultime potevano essere qualificate come "protette" in quanto, laddove svolte da iscritti agli Albi, risultavano soggette all'ordinamento di categoria (regole deontologiche, tariffarie, eccetera).

La tesi per cui la protezione della professione si pone su un piano diverso da quello delle prestazioni in cui si articola era - almeno sino a oggi - dominante sia in dottrina (si veda Galgano) che in giurisprudenza. La stessa Cassazione penale, nella sentenza 17921/2003, aveva sostenuto che ai fini della configurabilità del reato all'articolo 348 del Codice penale rilevano giuridicamente le sole attività riservate, prendendo espressamente una posizione critica rispetto a una precedente sentenza della stessa sezione, secondo cui anche le prestazioni tipiche esercitabili da qualunque operatore economico «integr(a)no il concetto di esercizio della professione... se poste in essere in modo continuativo, sistematico e organizzato e presentate all'esterno come rinvenienti da professionista qualificato tecnicamente e moralmente» (Cassazione 115I/2003). Contro tale indirizzo, la sentenza 1792I/03 afferma che non si ravvisano «nè sul piano giuridico, nè sul piano logico ragioni apprezzabili per conferire rilievo penalistico a fatti di tale rilievo pacificamente privi di per se stessi, che dovrebbero essere considerati penalmente rilevanti soltanto in considerazione della loro reiterazione o della loro ricondubilità ad una attività organizzata».

Ora nella sentenza n. 9237/07, la Cassazione è stata chiamata a valutare il caso di una società commerciale che progava servizi di assistenza e consulenza in materia legale e tributaria. Il principio affermato è, però, destinato a incidere anche sull'esercizio individuale delle prestazioni tipiche. A essere messo in discussione è lo svolgimento di quelle professioni (cosiddette non riconosciute) il cui oggetto viene a coincidere, anche parzialmente, con la sfera di competenza delle categorie organizzate in Ordini e Collegi. Si pensi a tributaristi, giuristi di impresa, urbanisti, informatici, etc. La Cassazione ha dichiarato la nullità del contratto stipulato dalla società per violazione dell'articolo 2 della legge n. 1815/1939. Dalla lettura della sentenza non è dato conoscere la fattispecie concreta, ma è da ritenersi che questa si sia consolidata prima del 1997, posto che a quella data l'articolo 2 era già stato abrogato.

La considerazione, però, nulla toglie alla valenza del principio di diritto affermato, la cui portata dovrà ora essere concretamente valutata in riferimento all'articolo 2231 del Codice civile e che stabilisce che «quando l'esercizio di un'attività professionale è condizionato all'iscrizione in un albo o elenco», la prestazione resa da un non iscritto «non gli dà azione per il pagamento della retribuzione».

 

Ddl Mastella. I medici: riforma da vincolare

ROMA - Nessuna ambiguità sul sistema duale tra Ordini e Associazioni. È quanto ha sollecitato ieri il presidente dei medici (FnomCeo), Amedeo Bianco, intervenendo all'audizione sulla riforma delle professIoni alle commissioni riunite di Giustizia e Attività produttive della Camera.

Ieri, era la volta degli Albi sanitari, tecnici e dell'associazione delle rappresentanze non regolamentate Assoprofessioni. «Confini - ha spiegato Bianco, anche a nome del Cup - particolarmente confusi nel Ddl Mastella». Una riaffermazione della centralità degli Ordini che «debbono essere riconosciuti esplicitamente come enti pubblici non economici» è venuta dal vicepresidente dei farmacisti, Andrea Mandelli. Rammarico, invece, è stato espresso da Pietro De Paola (geologi) per «gli sforzi ancora vani di avere un contatto con il Governo, anche se siamo felici che il Parlamento ci abbia aperto le porte». Sul fronte della raccolta firme per il progetto di legge di iniziativa popolare, varato dal Cup, i banchetti saranno allestiti «entro maggio».

Infine, riconoscimento prima delle professioni e poi delle associazioni e attestati di competenza rilasciati da enti accreditati "terzi" sono i cardini dell'intervento di Giorgio Berloffa (Assoprofessioni). Inevitabile, però, il riferimento alle sovrapposizioni con attività svolte dagli iscritti agli Ordini: «Quando non si tratta di competenze riservate per legge non esiste alcun tipo di sovrapposizione. Le attività non riservate infatti sono automaticamente libere, e quindi possono essere esercitate da tutti, compresi appunto i professionisti non regolamentati per i quali il riconoscimento deve avvenire prioritariamente».

 

di Antonio Maria Leozappa
da Il Sole 24ore del 04.05.07


Ma per il Cup la riforma è già vecchia

Un milione e 826 mila professionisti, dei quali però solo 110 mila esercitano effettivamente l'attività. Per non parlare degli iscritti alle associazioni non ordinistiche: rispetto ai 500 mila del Cnel e i 3.800.000 che risultano al Colap, sono solo 220 mila quelli che svolgono la libera professione secondo i dati dell'Inps. A scattare una fotografia con tanto di numeri su ordini e professioni è il Cup, che ieri, in occasione dell'audizione alle commissioni riunite giustizia e attività produttive della camera a proposito del ddl Mastella, ha presentato questi dati. ´I contenuti del ddl sono già superati', ha dichiarato Roberto Orlandi, vicepresidente del Cup e presidente degli ordini agrotecnici. ´L'ordine degli agrotecnici ha già sperimentato tutta la riforma'. L'audizione del Cup proseguirà tra due settimane quando sarà sentita anche Confprofessioni.

Sulla riforma è stata sentita sempre ieri anche la confederazione delle associazioni delle professioni non regolamentate, Assoprofessioni. Ecco le sue proposte: riconoscimento prioritario delle professioni; attestati di competenza rilasciati da enti accreditati di parte terza per certificare i requisiti di qualificazione professionale; sdoppiamento dei termini di attuazione della delega per il riconoscimento delle associazioni e delle nuove professioni; inserimento delle associazioni nel registro ministeriale svincolato dal parere degli ordini professionali. A rappresentare la delegazione il presidente nazionale, il vicepresidente e il segretario generale, Giorgio Berloffa, Eduardo Rossi e Roberto Falcone. Inevitabile la questione delle sovrapposizioni. ´Il riconoscimento', ha spiegato Falcone, ´dovrà riguardare tutte le nuove professioni che sono già ampiamente consolidate sul mercato del lavoro e le cui competenze sono dunque autorevolmente confermate dalla scelta dell'utenza'.

 

pag. 38
da Italia Oggi del 04.05.07


Cassazione. L'assistenza è compito da Albi. Una sentenza ribadisce i confini tra attività delle società di servizi e prestazioni professionali tipiche. La Spa non può fatturare pareri legali e tributari insieme all'elaborazione dati.

MILANO - È da considerarsi nullo il contratto stipulato da una società di servizi che, oltre all'attività di elaborazione dati, fattura anche importi per consulenza e assistenza legale e tributaria messa a disposiziòne del cliente.

E non importa se la prestazione sia stata effettivamente svolta da un professionista abilitato. Perchè si viola comunque l'articolo 2 della, legge 1815/39, che vieta la costituzione di sociètà di capitali per svolgere prestazioni libero-professionali.

Lo ha stabilito con chiarezza la Corte di cassazione (Sezione terza civile) con la sentenza 9237, depositata il 18 aprile scorso, che conferma alcuni principi espressi nella precedente pronuncia 9507 del 1999 sulle professioni tecniche.

Il ricorso contrapponeva una società di servizi a un cliente: la prima chiedeva il pagamento di prestazioni,il secondo negava qualsiasi debito e anzi chiedeva la restituzione di quanto pagato per attività professionali, non consentite alla società. Quindi, mentre per l'attività di elaborazione dati non vi era contrasto, per consulenza e assistenza le posizioni erano opposte.

I giudici di Piazza Cavour hanno accolto la tesi del cliente. Secondo la Cassazione, infatti, «le attività di assistenza e consulenza in materia legale e tributaria rientrano tra le prestazioni professionali protette chè possono essere svolte soltanto da professionisti iscritti nei relativi Albi professionali».

Un'affermazione che, presa alla lettera, sembra conferire l'etichetta di "materia riservata" a interi settori (quali la consulenza su argomenti giuridici e fiscali) che tali non sempre sono.

Tuttavia, nel caso specifico si discuteva di prestazioni di elaborazione dati congiunta a consulenza e assistenza presso la sede della società «in materia tributaria, fiscale, commerciale, amministrativa, societaria, legale».

La società di servizi si era infatti attrezzata per mettere a disposizione dei propri clienti questo tipo di assistenza qualificata. Ma così facendo, aveva violato l'articolo 2 della legge 1815/39, norma che prevede la nullità di contratti e rapporti con società di capitali che svolgano attività libero-professionali.

La norma invocata dalla Cassazione risulta abrogata dalla legge 266 de1 1997, ma evidentemente i giudici di piazza Cavour hanno voluto confermare la necessità che vi sia sempre un rapporto "esclusivo" tra cliente e professionista, che non deve essere soggetto a intermediazione nè essere fatturato da una società "estranea", che diluisca il rapporto fiduciario.

Quando vi è una prestazione interamente compresa nell'attività «tipica di una professione protetta» - osserva infatti la Corte - vi è nullità del contratto in tutti i casi in cui la prestazione professionale è imputata direttamente alla società e non ai professionisti che a essa facciano capo.

La presenza di una società che intermedia il rapporto - in altri termini - rende nullo il contratto con la società, indipendentemente dalla circostanza che la prestazione sia stata effettuata da un professionista iscritto all Albo o sotto la sua direzione e vigilanza.

Nella controversia decisa dalla Cassazione, la società non ha potuto chiedere, in nome proprio, il pagamento di prestazioni professionali, nemmeno dimostrando che queste erano state effettuate da professionisti iscritti ad Albi.

Anzi, avendo ammesso di aver svolto prestazioni professionali, sia pure avvalendosi di professionisti iscritti ad Albi, la società stessa si è preclusa qualsiasi possibilità di ribaltare sul cliente la "prova" che la prestazione non fosse stata illecita.

Per consulenze e assistenze in settori legali e fiscali, insomma, conclude la corte di Cassazione, il professionista non può essere oscurato da una società di servizi, perchè l'attività tipica della professione protetta va imputata solo ed esclusivamente al professionista stesso.

  • PREROGATIVE AMPIE - Tra i servizi preclusi alle imprese non solo le mansioni «riservate» ma anche quelle «tipiche della professione protetta»

 

RIFORMA DEGLI ORDINI - Ripartono oggi le audizioni alla Camera

Riprendono oggi pomeriggio, dopo la lunga pausa pasquale, le audizioni in commissione Giustizia della Camera (in seduta congiunta conle Attività produttive) di Ordini e associazioni in materia di riforma delle professioni. Di fronte ai componenti delle due commissioni, e al relatore dei provvedimenti di riordino a Montecitorio; Pierluigi Mantini (Ulivo), si alterneranno i vertici del Cup (ovvero degli Ordini professionali) dei settori tecnici e sanitari, oltre alla confederazìone degli iscritti in Albi, Confprofessioni. Ma ci saranno anche le associazioni riunite in Assoprofessioni.

Tra i molti nodi degli Albi c'è la "spada di Damocle" della proroga, che scade il 4 settembre 2007, per emanare il provvedìmento che istituìsce cinque nuovi Ordini sanitari (infermieri, ostetriche, riabilitatori, tecnici sanitari e professionisti della prevenzione). Un rinvio legato all'opportunità di ricollegare la regolamentazione del settore all'interno del Ddl di riforma delle professioni. Ma anche osteggiato da quella parte di maggioranza che punta a una riduzione e a un "accorpamento per famiglie" degli Ordini esistenti. Tra le priorità di ingegneri, architetti, geologi, geometri e periti c'è invece la necessità di reintrodurre una tariffa minima peri lavori pubblici. Puntano ad «affiancare e integrare» il "testo Mastella" i vertici di Confprofessioni.

Mentre Assoprofessioni sintetizza le proposte in pochi punti: riconoscimento a monte delle professioni, mediante elenco ad hoc periodicamente aggiornato; rilascio di attestati di competenza da parte di enti "terzi" accreditati e inserimento delle associazioni nel registro ministeriale previo parete, oltre che del Cnel, anche dei rappresentanti delle associazioni di attività similari, ma non degli Ordini eventua1mente interessati.

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 03.05.07


Alla camera. Riforma, ripartono le audizioni

Riprendono le audizioni alla camera sulla riforma delle professioni. A esporre il proprio giudizio sul ddl Mastella alle commissioni riunite giustizia e attività produttive di Montecitorio saranno oggi Confprofessioni, Cup (per le professioni sanitarie e tecniche) e Assoprofessioni. La Confederazione sindacale guidata da Gaetano Stella presenterà le proprie proposte di emendamento alla bozza di riforma, un vero e proprio testo a fronte ´per tradurre e avvicinare', spiega Stella, ´il contenuto della legge alla realtà degli studi professionali e dei liberi professionisti che rappresentiamo'. La posizione delle associazioni sarà invece rappresentata da una delegazione capeggiata dal presidente Giorgio Berloffa e dal segretario generale Roberto Falcone. ´Ribadiremo', ha dichiarato, ´l'importanza di riconoscere a monte le professioni attraverso i decreti attuativi a cui rimanda la legge delega, mediante un apposito elenco che possa essere aggiornato nel tempo'. Sul ddl di riforma, infine, è intervenuta anche l'ex sottosegretario Maria Grazia Siliquini, e ora responsabile dell'Ufficio libere professioni di Alleanza nazionale, che ha confermato l'azione di An, ´per modificare profondamente la proposta del governo, in primis con l'eliminazione delle deleghe'.

 

pag. 47
da Italia Oggi del 03.05.07

 

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pubblicata venerdì 8 giugno 2007

vedi anche:

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Il ministro Mastella sulla Riforma delle Professioni

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Mastella rassicura sugli Ordini

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Via libera alla riforma delle professioni intellettuali

estratto comunicato stampa Consiglio dei Ministri

Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provinciaComune di Roma - Dip. III Politiche del Patrimonio