Chi firmerà il disegno di legge di iniziativa popolare sulla riforma delle professioni promosso dal CUP?
Il primo marzo scorso tutti i consigli degli ordini degli architetti d’Italia sono stati informati, con una circolare, che il Presidente del CNAPPC ha aderito all'iniziativa promossa dal C.U.P. per la presentazione al Parlamento di un disegno di legge di iniziativa popolare per la "Riforma dell'ordinamento delle professioni intellettuali".
“Le professioni intellettuali italiane – si legge nel documento del CNAPPC - vivono in questo momento gravissime preoccupazioni per le incertezze che gravano sul loro futuro derivanti dal processo di "riforma" delle professioni avviato dal Governo dal luglio 2006”.
La circolare si conclude con un invito gli Ordini territoriali “ad adottare ogni e qualunque iniziativa utile al conseguimento degli obiettivi necessari per portare in Parlamento la p.d.l. di iniziativa popolare, in particolare predisponendo le attività necessarie per la raccolta delle firme, anche d'intesa con gli altri Ordini professionali e con i CUP locali”, il tutto corredato di “istruzioni per l’uso”, modulo per la raccolta delle firme, istituzione di call center, ecc.
Noi nutriamo in questo momento grandi perplessità su questo tipo di iniziativa.
Così, prima di precipitarsi in strada con il banchetto per la raccolta delle firme, il consiglio dell’ordine degli architetti di Roma ha deciso di aprire un forum con i suoi iscritti sul sito internet www.architettiroma.it, evidenziando una serie di questioni che, al momento, ci spingono a guardare diciamo con freddezza all’iniziativa del CNAPPC e del CUP.
Una questione di metodo
Il CUP lamenta la mancata concertazione da parte del Governo nella definizione sia della legge Bersani che del disegno di legge Mastella.
Viene spontaneo chiedersi: con chi ha concertato il CUP la sua ipotesi di riforma delle professioni? Non con gli ordini territoriali mobilitati, oggi, per la raccolta delle firme ma non consultati nella fase di elaborazione della proposta di legge.
Non con le rappresentanze sindacali di categoria, che lamentano di essere state ignorate, non con le associazioni dei consumatori, con il mondo delle imprese, con l’autorità antitrust ecc. ecc.
Dunque una “produzione autoctona” di un organismo di carattere associativo, che parla spesso a nome dei professionisti italiani e che, dovendo far sintesi delle richieste di molte categorie professionali diverse, dagli avvocato alle ostetriche, dai geometri agli infermieri, interpreta con difficoltà le specifiche esigenze del mondo degli architetti e, più in generale, delle professioni tecniche.
In molte riunioni del CUP si sente dire che occorre sempre esprimere, nelle audizioni parlamentari, negli incontri con i rappresentanti del governo e delle istituzioni, posizioni unitarie di tutto il mondo professionale senza mai sbilanciarsi su richieste settoriali. Ma quando sarà possibile allora manifestare le richieste di architetti e ingegneri che, necessariamente, su molte questioni, non possono non essere diverse da quelle di notai o periti agrari o spedizionieri doganali?
Una questione di stile
In questi mesi il mondo delle professioni è stato al centro di polemiche e attacchi da parte di settori importanti del mondo politico, della società civile, dei mass media.
Gli ordini sono stati additati come corporazioni arroccate in difesa di interessi e privilegi, come zavorre al progetto di liberalizzazione del Paese.
Sicuramente molti di queste opinioni sono viziate da luoghi comuni, da una conoscenza sommaria dei problemi dei professionisti.
Ma la colpa non può essere sempre e solo degli altri. Quanto meno occorre riconoscere le nostre difficoltà di comunicazione.
Una strategia di dialogo e di confronto, necessaria per far comprendere le nostre ragioni, difficilmente si persegue se i professionisti si scrivono da soli la legge, si raccolgono le firme e si dettano le regole. Non a caso un quotidiano titolava qualche giorno fa “Riforma delle professioni: è guerra di firme”.
Come consiglio dell’ordine degli architetti di Roma abbiamo mosso molte critiche al disegno di legge Mastella, ma abbiamo anche sostenuto che esso rappresenta un buon punto di partenza per giungere ad una vera riforma del sistema ordinistico.
Per questo crediamo che un miglioramento della proposta di legge del Governo perseguito attraverso il dibattito parlamentare, sia più giusta e, strategicamente, più opportuna.
Una questione di merito
Come già accennato siamo convinti che il sistema degli ordini debba essere profondamente e strutturalmente cambiato e modernizzato. Per far questo occorre anche con un po’ di coraggio, per mettere in discussione alcune consolidate “certezze” del mondo professionale italiano.
Occorre una legge che definisca con chiarezza che l’azione deve essere prioritariamente a garanzia degli interessi della collettività. Siamo convinti che la configurazione istituzionale degli ordini debba assomigliare sempre più a quella di una vera e propria authority.
Ma è necessaria altresì una revisione delle attività professionali che esprimono interessi pubblici meritevoli di tutela, da disciplinare attraverso ordini.
Non tutti gli ordini, albi e collegi oggi operanti (ben 29) rispondono a tale criterio e per molti di essi sarebbe auspicabile una trasformazione in associazioni professionali a libera adesione.
Non riteniamo neanche un tabù inviolabile la possibilità (e la necessità) di accorpamenti tra ordini per professionalità analoghe, a patto che sia rideterminato con chiarezza e rigore l'ambito di attività consentito per effetto dell'iscrizione in una specifica sezione. Se nel nostro paese si facesse chiarezza sulle competenze professionali di geometri, periti edili, ingegneri civili e architetti ´junior e senior', perché non pensare ad un'unificazione in un unico sistema ordinistico articolato in sezioni?
Su molti di questi aspetti il disegno di legge Mastella pone premesse importanti per giungere ad una buona legge mentre, leggendo la proposta del CUP, la sensazione che emerge è quella di mancanza di coraggio, di resistenza a veri cambiamenti, di blindatura sostanziale dello statu quo, a partire dalla rigorosa conservazione degli attuali ordini professionali, nel numero e nel tipo.
Ma su questo vorremmo aprire il confronto con gli iscritti invitando tutti a esprime le proprie opinioni.
Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia
del 22.05.07
- Ordini professionali: o si cambiano o si aboliscono
nota introduttiva al convegno del 20 giugno 2007
per ulteriori approfondimenti sul tema, consultate anche:
- Argomenti di Architettura - DL Bersani e Riforma delle professioni
Articoli e rassegna stampa a partire da luglio 2005
