RIFORMA/Il coordinatore delle 180 associazioni non regolamentate insiste.
Il Mastella ha 32 mila firme. Colap in piazza per trovare altre 18 mila adesioni.
Il Colap supera le 30 mila firme a sostegno del ddl Mastella di riforma delle professioni. E va in pressing sulle associazioni aderenti al Coordinamento per superare la meta delle 50 mila adesioni entro il prossimo mese. E per non arrivare in ritardo, il coordinatore del Colap, Giuseppe Lupoi, farà il punto assieme ai suoi il 15 maggio. Se per quel giorno non si è arrivati all'obiettivo scatterà il piano di emergenza, e saranno organizzati dei veri e propri punti di raccolta firme nel centro di Roma. Di certo, quello che non manca è l'ottimismo e la voglia di andare fino in fondo. Lo stesso Lupoi minimizza sul fatto che il primo termine, quello del 16 aprile, è scaduto da un pezzo senza aver raggiunto il risultato atteso (cioè le 50 mila firme). ´Entro maggio', dice, ´finiranno le audizioni. E proprio quando si comincerà a discutere su come modificare il testo approvato dal consiglio dei ministri a dicembre entreremo in scena noi con la richiesta al presidente della camera Fausto Bertinotti di calendarizzare subito in aula il disegno di legge delega Mastella'. Ieri, intanto, il consuntivo settimanale del Colap è stato quello di 32 mila firme. Poco più di una settimana fa si era fermi a 20 mila. Ma nella comunicazione inviata a tutte le associazioni si chiedeva di continuare l'opera di raccolta delle adesioni. Ai nastri di partenza anche l'iniziativa del Cup, che però viaggia su un altro livello. Il comitato degli ordini, infatti, sta seguendo scrupolosamente la procedura per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. Dopo il deposito del testo in Corte di Cassazione e la successiva pubblicazione della pdl sulla Gazzetta ufficiale, in questi giorni sono in atto le procedure di vidimazione da parte delle Corti d'appello dei moduli per la raccolta delle firme. Altro passaggio necessario per dare un fondamento giuridico all'iniziativa. Ma, ormai, è solo questione di ore. E l'11 maggio al congresso dei geologi di Matera come al convegno del Cup Lombardia di Lecco potrebbe prendere il via la raccolta.
di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 27.04.07
Riprendono le audizioni a Montecitorio. Attesi anche Confindustria e le associazioni del Colap.
Riforma, ordini del Nord all'attacco. Il Forum delle professioni intellettuali critico sul testo Mastella.
Fuoco incrociato sulla riforma oggi in parlamento, dove riprenderanno le audizioni sul riordino delle professioni. Alle commissioni congiunte giustizia e attività produttive, ordini da una parte e associazioni dall'altra, daranno il loro parere, diametralmente opposto, sul disegno di legge targato Mastella. A Montecitorio sono attesi, infatti, il Colap, il Forum delle professioni intellettuali (coordinamento dei Cup del Nord Italia), lo stesso Cup per il settore economico-sociale e Confindustria. Così schierati. Il coordinamento che riunisce le libere associazioni, guidato da Giuseppe Lupoi, pur considerando le audizioni ´una liturgia inutile', andrà con in mano più di 20 mila firme raccolte per accelerare i tempi parlamentari (si veda ItaliaOggi di ieri) la propria piena adesione al ddl Mastella. Come anche Confindustria, che da tempo chiede una riforma come quella redatta dal ministro della giustizia. Dall'altra parte della barricata, invece, c'è il Forum delle professioni intellettuali, che si presenterà con un documento, che ItaliaOggi è in grado di anticipare, tutt'altro che indulgente. Si tratta di un esame puntuale dell'articolato del ddl Mastella. Che, a parere del coordinamento, pecca in più punti di incompatibilità costituzionali. In particolare per quanto riguarda l'esercizio delega, troppo ampio e poco definito, il riconoscimento delle associazioni e l'accorpamento degli ordini.
Ma andiamo con ordine. Partendo dall'articolo 2, dove, secondo il Forum delle professioni intellettuali, va chiarito quali siano i profili che permettono ad alcune attività professionali di sottrarsi alla riforma. ´Appare evidente', si legge infatti, ´che una diversa disciplina per alcune attività professionali appare inopportuna e potrebbe giustificare ulteriori richieste di sottrazione alla disciplina generale'. Passando alla lettera d), il coordinamento fa notare che vengono richiamati in modo generico gli ´interessi pubblici meritevoli di tutela', in contrasto con l'art. 76 della Costituzione. ´In quanto la delega dovrebbe rispettare rigorosamente i limiti posti dal parlamento all'esecutivo, mentre la norma de qua fa riferimento a un criterio talmente indeterminato da non costituire un limite al legislatore delegato'. Il divieto di aumentare le riserve, poi, sarebbe in contrasto con il fatto che queste esistono solo se imposte da norme costituzionali. Dito puntato anche contro la liberalizzazione della pubblicità. A parere dei Cup del Nord, infatti, non si è tenuto conto delle peculiarità delle singole professioni, ´che possono anche imporre l'esclusione della pubblicità, soprattutto per quanto concerne i costi complessivi della prestazione'. Passando all'art. 4 del ddl Mastella, il documento si schiera contro la previsione della facoltà di accorpamento degli ordini esistenti. Perché ´mancano specifiche indicazioni al legislatore delegato', con il rischio di legittimare l'accorpamento senza che siano gli ordini stessi a deciderlo. In tema di deontologia, inoltre, all'art. 7 ´non appaiono condivisibili gli interventi del legislatore delegato sull'autonomia degli ordini e collegi nella determinazione del contenuto dei codici deontologici'. Considerando, infine, l'articolo 9 del ddl Mastella, il documento, firmato, tra gli altri, dal presidente del Cup Lombardia, Enrico Rossi, lancia dure critiche alla partecipazione alle società tra professionisti di soggetti non professionisti, ´ancorché soltanto per prestazioni tecniche non meglio specificate che potrebbero prestarsi facilmente ad abusi'. Il Forum delle professioni intellettuali, infine, pone una lunga serie di richieste. Tra le quali spicca ´la promozione di una politica economica delle professioni in grado di offrire anche ai professionisti intellettuali adeguati meccanismi di incentivazione della competitività anche internazionale mediante: investimenti in qualità, in nuove competenze e in innovazione'.
di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 19.04.07
Ddl mastella. Colap, firme a quota 20 mila
Giro di boa per la raccolta firme delle libere associazioni. L'iniziativa del Colap di riunire 50 mila adesioni per chiedere alla camera di calendarizzare subito la riforma delle professioni targata Mastella è infatti arrivata a metà strada. In soli 20 giorni è stata superata quota 20 mila sottoscrizioni. Con una attivazione, tra l'altro, di non più di 50 associazioni. A fare i conti, ieri, è stato proprio il presidente del Colap, Giuseppe Lupoi, che aveva posto, in un primo momento, il 16 aprile come data conclusiva per la raccolta del materiale (si veda ItaliaOggi del 30 marzo scorso). Ma comunque i numeri fanno ben sperare. E sicuramente entro fine maggio, prevede lo stesso Lupoi, il traguardo sarà tagliato. Visti i risultati, il numero uno del Colap ha quindi provveduto a inviare due comunicazioni distinte ai presidenti delle sigle iscritte. Una per incentivare chi ha dato scarso seguito alla petizione. L'altra per chiedere a coloro che si sono impegnati di continuare a raccogliere e inviare firme, in modo da arrivare il più presto a quota 50 mila.
di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 18.04.07
Riforma professioni, focus a Roma
Sindacati e libere associazioni a confronto sulla riforma delle professioni. Per chiedere in coro al parlamento di portare avanti il più in fretta possibile il disegno di legge elaborato dal ministro della giustizia, Clemente Mastella. Questo, in sostanza, lo scopo del convegno che si terrà oggi a Roma, promosso dall'Associazione progetto quadri ed alte professionalità della Cisl (Apq), in collaborazione con il Colap (Coordinamento libere associazioni professionali) e con il contributo di Assia (Associazione ingegneri e architetti). Interverranno alla tavola rotonda, tra gli altri, Roberto De Santis, presidente Apq, Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale Colap, e Pierluigi Mantini, deputato de L'Ulivo e relatore alla camera sulla riforma delle professioni. Concluderà l'iniziativa Cesare Regenzi, segretario confederale Cisl.
di Mario Valdo
da Italia Oggi del 17.04.07
Ordini in attesa dei moduli per raccogliere le adesioni. Associazioni già all'opera.
Riforma, è guerra di firme. Il Cup contro il ddl Mastella. Il Colap a favore
Il mondo delle professioni è in fermento. Se nelle aule parlamentari l'iter legislativo sulla riforma va a rilento, ordini e associazioni si stanno dando da fare per far sentire la loro voce. Così, se da un lato il Cup sta espletando tutte le procedure per iniziare la raccolta delle adesioni a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare, dall'altro, negli uffici del Colap cominciano a ad arrivare faldoni di fax con la richiesta al presidente della camera, Fausto Bertinotti, di calendarizzare al più presto il ddl Mastella in aula.
In casa degli ordini. Il comitato unitario delle professioni conta di iniziare a raccogliere le 50 mila firme necessarie per far approdare il suo disegno di legge a Montecitorio per la fine del mese, al massimo per l'inizio di maggio. Attualmente il coordinatore dell'iniziativa, Pietro De Paola (geologi), sta ultimando l'individuazione di 29 referenti su scala nazionale per la vidimazione da parte delle Corti d'appello dei moduli per la raccolta delle firme. Solo da quel momento, infatti, partiranno i 180 giorni a disposizione per raggiungere il quorum previsto dalla legge. Pronti sul campo sono già i comitati del nord Italia, Cup Veneto e Lombardia in testa. Enrico Rossi, coordinatore del comitato lombardo, in particolare ha organizzato per l'11 maggio a Lecco un confronto pubblico sulla riforma delle professioni chiamando a raccolta parte dei 280 mila professionisti diffusi sul territorio. L'occasione non sarà persa per cominciare a mietere consensi interno all'iniziativa del Cup. Dall'altra parte dell'Italia, a Matera, nello stesso giorno aprirà i battenti il 13° congresso dei geologi, di cui proprio De Paola è presidente.
In casa delle associazioni. Se gli ordini aspettano un via libera ufficiale, le associazioni del Colap sono già all'opera. Certo, nonostante la scadenza prefissata del 16 aprile sia dietro l'angolo, al momento è difficile dire se e come il coordinamento guidato da Giuseppe Lupoi vincerà la sua sfida di portare all'attenzione del presidente della camera, Fausto Bertinotti, 50 mila richieste di calendarizzare immediatamente in aula il disegno di legge delega Mastella. Da una prima ricognizione sarebbero 6.000 le adesioni, raccolte da appena quattro delle 180 associazioni iscritte al Colap. Intanto, mentre in queste ore nella sede romana del coordinamento cominciano a crescere le pile di fax, il coordinatore continua a mantenere il più stretto riserbo intorno alla questione.
Anche se non sembra pensarla allo stesso modo il vice di Lupoi, Riccardo Alemanno. Il presidente dei tributaristi dell'Int solo pochi giorni fa è uscito allo scoperto dichiarando avere nel cassetto 1.900 fax pronti. Su numeri meno consistenti conta l'Ancit, 900 firme. Ottimismo, invece, circola in casa Ancot, all'interno della quale si conta si superare le 2.000 adesioni. L'associazione dei consulenti tributari guidata da Arvedo Marinelli ha organizzato ben quattro punti di raccolta a Roma (2), San Benedetto del Tronto e Paderno Dugnano (Milano). Mentre i visuristi dell'Avi hanno raccolto 900 fax, il triplo rispetto agli iscritti.
di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 11.04.07
RIFORMA/L'iniziativa di 180 associazioni: raggiungere 50 mila firme entro il 16 aprile, in segreto. Anche il Colap raccoglie le firme. A Bertinotti la richiesta di calendarizzare subito il ddl Mastella
C'è chi raccoglie le firme per remare contro la riforma delle professioni targata Mastella e a favore di una proposta di legge autonoma, il Cup. E c'è chi raccoglie le firme per far calendarizzare in aula al più presto il ddl del guardasigilli. Insomma, ordini e associazioni (o almeno una parte di esse) ancora una volta sono destinati a procedere su due binari separati, destinati a non incontrarsi mai. Il Colap guidato da Giuseppe Lupoi, infatti, ha organizzato una vera e propria raccolta di adesioni, chiedendo a tutte le associazioni di compilare una lettera standard con la quale si chiede al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, un iter legislativo veloce per il ddl Mastella. L'iniziativa è una vera e propria scommessa per Lupoi, tanto che fino ad oggi non è stata resa pubblica e che ItaliaOggi ha intercettato. L'obiettivo, infatti, è quello di raccogliere 50 mila firme. Cosa non facile, se si pensa che il Colap può contare su numeri meno consistenti (circa 350 mila professionisti) rispetto agli ordini (1,8 milioni). Così, dietro le quinte, i tributaristi dell'Ancot come molti altri associati si sono messi da qualche giorno d'impegno nel sollecitare una massiccia adesione all'iniziativa. La lettera firmata dal singolo professionista dovrà essere trasmessa per fax alla propria associazione. Quest'ultima, poi, avrà il compito di raccogliere tutte le missive, preparare un elenco con il riepilogo dei dati, e inviare il tutto al Colap. Non solo. Il coordinamento guidato da Lupoi vuol fare presto. E giocare il più possibile d'anticipo rispetto al Cup, che ha a disposizione 180 giorni per la sua raccolta firme a sostegno del progetto degli ordini. Il Colap chiede che la raccolta del materiale si concluda entro il 16 aprile per consegnarlo immediatamente al presidente della camera, proprio mentre si stanno ancora svolgendo le audizioni presso le commissioni congiunte Giustizia- Attività produttive.
di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 30.03.07
Riforma professioni. Audizioni sul Ddl Mastella. Avvocati e notai uniti in difesa delle riserve.
ROMA - Riconoscere il valore costituzionale della funzione legale. Ma anche il ruolo del notaio quale "arbitro imparziale" a tutela delle parti da ogni potenziale contenzioso. La protezione dell'interesse pubblico è stata al centro dei due interventi, ieri, in commissione Giustizia della Camera, degli Ordini legali, convocati in audizione per dire la loro sul disegno di legge governativo di riforma delle libere professioni. È stato il primo appuntamento per il Cup - e per il presidente Raffaele Sirica - che tornerà tra due settimane con i vertici dell'area tecnica-sanitaria e di quella economica, prima di sintetizzare una posizione comune. In ogni caso, senza recedere dalla raccolta delle 50mila firme alla propria proposta di iniziativa popolare. Con il disappunto del relatore, del provvedimento Pierluigi Mantini (Ulivo), che ha invitato il Cup a «consegnare alle commissioni parlamentari il testo della propria proposta, anzichè pensare ad eventuali raccolte di firme nelle piazze».
Il ruolo del notaio come «strumento di efficienza» della Pa è stato il cuore dell'intervento del presidente del Notariato, Paolo Piccoli, che ha qualificato in termini di risparmi milionari la sicurezza della registrazione degli atti garantita dai notai. Nei Paesi di civil law, come negli Usa - ha detto Piccoli nel suo intervento - «i danni da identity theft (utilizzo fraudolento dell'identità altrui) sono ammontati, secondo l'Fbi, nel 2003, a oltre 52 milioni di dollari, colpendo 10 milioni di persone». I notai, infine, si dicono per primi innovatori (dalla riforma dell'esame di Stato alla pubblicità informativa). Ma ritengono imprescindibile un sistema fondato sul numero chiuso e sul mantenimento, senza derive, delle attuali competenze riservate (con chiaro riferimento ad alcune funzioni sul diritto societario avanzate dai commercialisti): «Ognuno faccia ciò per cui è stato formato», ha detto Piccoli. Anche gli avvocati, rappresentati ieri dal presidente del Cnf, Guido Alpa, hanno ribadito il rilievo costituzionale della riserva legale e la necessità di stralciare il riordino dell'ordinamento con un iter accelerato. Da qui, la necessità di conservare il sistema ordinistico, in coesistenza ma senza sovrapposizioni con le associazioni. Per Alpa il Codice civile, poi, già tutela le associazioni tra professionisti. Mentre resta ferma la contrarietà dell'Avvocatura per il socio di capitali e le società i capitali.
Ma allo stralcio della riforma dell'ordinamento forense dal Ddl Mastella puntano anche le iniziative dell'Unione camere penali italiane, anche allo scopo di un pressing per la calendarizzazione del progetto di legge "Calvi". E ritengono «necessario che sia ripresa l'iniziativa in sede politica e parlamentare sul tema della nuova legge professionale forense e sull'istituzione delle specializzazioni».
Complessivamente negativo il giudizio dell'opposizione. Per Michele Vietti (Udc) «le audizioni confermano la genericità del testo di riforma del governo» mentre per Maria Grazia Siliquini (An) il testo «abbassa drasticamente il controllo della legalità nel nostro Paese».
- PRESSING DEI LEGALI - Il Cnf e le Camere penali chiedono lo stralcio e un iter accelerato per il riordino dell'ordinamento forense
di Laura Cavestri
da Italia Oggi del 30.03.07
Audizioni, Mantini vuol vedere la proposta del Cup
´Se il Cup ha una sua proposta è bene che questa sia ufficialmente messa agli atti della Camera, la sede naturale dove discutere della riforma delle professioni'. Con questo appello del relatore Pierluigi Mantini al presidente del comitato degli ordini, Raffaele Sirica, si è conclusa ieri la seconda tornata di audizioni presso le commissioni congiunte Giustizia-Attività produttive. Occasione in cui sono stati sentiti anche gli avvocati, i notai e le regioni. ´Tutti', ha detto Mantini, ´ci hanno sottoposto questioni serie, alcune (come le troppe deleghe nel ddl Mastella) condivisibili, altre da discutere'. Nel complesso il relatore alla riforma si è detto convinto di completare l'indagine conoscitiva entro poche settimane e di far arrivare un testo unico in aula entro l'estate. Anche se per gli addetti ai lavori di problemi da risolvere ce ne sono molti. Le regioni che vorrebbero riconosciuto un ruolo più incisivo in base alla competenza legislativa concorrente con lo stato (articolo 117 della Costituzione). Gli avvocati che chiedono meno deleghe e tariffe minime per le attività riservate. Il Cup che esige maggiori garanzie di sopravvivenza per gli ordini esistenti, oltre ad una serie di accorgimenti atti distinguere l'attività professionale da quella d'impresa. E, infine, i notai che prendono di mira la proposta dello stesso Mantini di estendere alcune riserve della categoria ai dottori commercialisti in materia di diritto societario. Il presidente del Cnn, Paolo Piccoli, rivolgendosi ai parlamentari ha chiesto ´se vi sia consapevole chiarezza di ciò che si sta parlando' e se sia meglio rinunciare ad un principio di legalità in cambio di consensi sulla riforma. Piccoli ci ha tenuto a precisare la differenza del notariato rispetto alle altre professioni. ´Il punto che a noi sta a cuore', ha detto, ´è la tutela della funzione pubblica che colloca il notaio al centro del rapporto tra società, mercato e regole, garante del valore fondante della nostra convivenza civile, la legalità'. Non solo. Nel documento messo agli atti dell'indagine, Piccoli ricorda le riforme messe in atto a favore della trasparenza della prestazione dei notai, a favore dell'accesso alla categoria anche da parte di chi non ha i mezzi economici per sostenere il periodo di pratica, a favore della tutela dei clienti. E ancora, sempre nel documento, si dimostra quali e quanti danni sono possibili senza un vero e proprio controllo di legalità. E infine l'appello di Piccoli a meditare sulle scelte da fare e la disponibilità ad apportare insieme al legislatore tutte le semplificazioni necessarie. A dar sostegno a Piccoli Maria Grazia Siliquini (An) che ha detto: ´Esprimo piena condivisione con i concetti esposti dal consiglio Nazionale del Notariato sulla necessità del mantenimento del ruolo dei notai e della loro funzione pubblica che, va ricordato, in Europa è assimilata a quella della magistratura'. Dopo la pausa per le festività pasquali toccherà alle professioni tecniche dire la loro.
pag. 41
da Italia Oggi del 30.03.07
Verso la riforma. Bersani: sarà una battaglia. Da aprile la raccolta di firme del Cup
E' stato depositato giovedì alla Corte di Cassazione il titolo della proposta di iniziativa di legge popolare che il Cup - il Comitato unitario delle professioni intellettuali - intende avviare, con l'obiettivo di raccogliere le 50mila firme per presentare il "proprio" testo a Montecitorio. Il comunicato dell'avvenuto deposito del titolo «Riforma dell'ordinamento delle professioni intellettuali» è stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale» del giorno stesso, la n.68 del 22 marzo. «Si tratta del primo passo - ha sottolineato Pietro de Paola, vicepresidente del Cup e presidente dei geologi, oltre che coordinatore dell'iniziativa - per poter far partire, appena dopo Pasqua, la raccolta delle 50mila firme necessarie entro i 180 giorni previsti». Nessun banchetto in piazza, per ora, ma «presidi di raccolta in tutti i convegni e gli eventi formativi di singole professioni o interdisciplinari che saranno organizzati nei prossimi mesi a livello provinciale e regionale». E sui contenuti del testo - che prevede, tra le altre cose, il recupero dei minimi tariffari vincolanti per le attività riservate e nessun riconoscimento delle attività associative che si sovrappongono agli Ordini - si parlerà anche oggi, dalle 9,30, a Rovigo, al Centro Servizi della fiera, per il IV Congresso regionale del Cup Veneto.
Sulla riforma delle professioni,infine, è tornato anche il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, dopo l'approvazione a Montecitorio del decreto sulle liberalizzazioni. «Per la riforma degli Ordini professionali - ha spiegato Bersani - il Governo ha già un progetto di legge, su cui è pronto a partire». Ma il ministro non crede che l'approvazione del disegno di legge Mastella sarà in discesa, anzi: «La battaglia parlamentare - prevede - sarà lacrime e sangue».
pag. 33
da Il Sole 24ore del 24.03.07
L'intervento - È l'ora di creare un tavolo dei coraggiosi
L'occasione non può essere nuovamente persa. È necessario superare tutti gli ostacoli che possono rallentare i lavori del legislatore sulla bozza di disegno di legge Mastella, per consentire alle professioni di agganciare i timidi segnali di una ripresa economica e alimentarla. Gli obiettivi di Lisbona non sono svaniti e devono essere uno stimolo per un accordo non tanto tra volonterosi, ma tra coraggiosi. Infatti, la buona volontà di fare una riforma delle professioni c'è sicuramente da dieci anni, ma il coraggio è, invece, sempre mancato. È proprio da un confronto tra diversità che può nascere una utile sintesi per dare un contributo concreto a un assetto dell'economia della conoscenza in grado di competere in Italia e all'estero. In questo contesto è da raccogliere con interesse la sfida posta dal disegno di legge di iniziativa popolare proposto dal Cup, invitandolo espressamente a un confronto, allargato a Confindustria, volto a trovare una soluzione possibile da mettere sul tavolo della commissione giustizia. Abbiamo apprezzato lo spirito generale della proposta degli ordini sia per quanto riguarda il principio di sussidiarietà sia per il rimarcare che è necessario riconoscere prima la professione e poi, a ricaduta, l'eventuale associazione di rappresentanza (come sempre affermato da Assoprofessioni), ma non possiamo accettare l'ostinazione, formulata nell'art. 14, con la quale si insiste nel vincolare il riconoscimento delle nuove professioni alla verifica di eventuali sovrapposizioni con le attività professionali svolte dall'appartenente a un ordine. È un pensiero di retroguardia, allontana un necessario confronto dove non possono esistere ´figli' e ´figliastri'. È peraltro da sciogliere, una volta per tutte, un'ambiguità di fondo: le professioni non regolamentate possono svolgere anche ´parcelle' di attività, non riservate, in concorrenza con gli ordini. Negare tale realtà sarebbe deleterio, come è deleterio lasciarla a tutt'oggi senza indicatori di qualità e deontologia. Trovare una soluzione ragionevole significa fare reciproche concessioni e reciproci sacrifici. Lo ripetiamo: la nostra visione di fondo implica che le professioni ´non regolamentate' e regolamentate possano lavorare fianco a fianco per migliorare la competitività del sistema paese. Per le professioni non regolamentate la nostra richiesta potrebbe essere riassunta in tre principi base che sono: libertà di esercizio, certificazione di qualità di terza parte, riconoscimento delle nuove professioni prioritario o contestuale a quello delle associazioni. Posto che le associazioni che hanno sposato, lavorandoci alacremente, tale approccio non hanno il mito della autoreferenzialità e sono disposte a rinunciare a essere sovrane di piccoli regni, è da chiedere agli ordini quali potenziali sacrifici siano disposti a fare. Non è certo una limitazione di sovranità accettare, una volta per tutte, che l'eventuale azione ricognitiva che il governo dovrà fare per riconoscere le nuove professioni tenga conto della realtà che si è consolidata al fine di poterle dare finalmente un assetto stabile.
di Giorgio Berloffa, presidente Assoprofessioni
da Italia Oggi del 24.03.07
RIFORMA/In audizione alla camera Cup e Conferenza delle regioni. A Caserta il congresso Ungdc. Le regioni chiedono spazio. Strategie territoriali per sviluppare le professioni.
Un ruolo più incisivo per le regioni in materia di professioni. In linea con la competenza legislativa concorrente fra lo stato e le autonomie territoriali voluta dal nuovo Titolo V della Costituzione (2001). E nel rispetto del decreto La Loggia (2006) che ha definito in maniera chiara i limiti di un possibile intervento da parte delle regioni. Ecco perché, di fronte ad un quadro legislativo chiaro, la riforma delle professioni deve prendere atto delle mutate condizioni e correggere il tiro. Sarà questa in sintesi la richiesta portante della Conferenza delle regioni e delle province autonome, attesa oggi presso le commissioni congiunte giustizia-attività produttive della camera per l'audizione relativa all'indagine conoscitiva sulle professioni. Una richiesta che si trasformerà con tutta probabilità in una proposta di emendamento al ddl Mastella. Dato che il disegno di legge delega del guardasigilli, all'articolo 1, prevede semplicemente che i decreti delegati siano emanati nel rispetto delle competenze regionali. Poca cosa rispetto alla voglia degli enti di valorizzare il ruolo delle professioni, delle arti e dei mestieri al fine di trainare lo sviluppo socio economico locale.
A tal proposito la conferenza ha elaborato un corposo documento, che sarà depositato oggi presso la II e la X commissione, per far comprendere in che modo è possibile, anche alla luce della bocciatura da parte della Corte costituzionale di tutte le leggi regionali, una convivenza pacifica fra stato e autonomie sulla delicata materia. Quello che propone la Conferenza guidata da Vasco Errani non sono altro che nuove strategie: politiche sulla formazione, sviluppo dell'aggiornamento dei professionisti, interventi per la qualificazione e l'internazionalizzazione degli studi professionali e interprofessionali.
A tal proposito trova risalto l'opportunità offerta dai nuovi fondi europei per il periodo 2007/2013. E ancora, spazio alle consulte regionali dove poter mettere a confronto amministrazione pubblica e professionisti (dotati di albo e non) per studiare insieme le politiche di sviluppo del territorio. Tutte iniziative, fra l'altro, già sperimentate in diverse regioni (Lombardia e Toscana in testa) ma mai accettate fino in fondo dal legislatore. Che, dopo anni di dibattito, oggi non può più trascurarle in vista del riordino generale della materia.
Sempre oggi a Montecitorio è atteso anche il Comitato unitario delle professioni, espressione del mondo ordinistico. Netta la contrarietà del Cup al ddl Mastella. Soprattutto per le troppe deleghe lasciate in bianco che fanno temere per la sopravvivenza degli stessi ordini. Tanto che lo stesso Cup ha messo mano ad una proposta di legge di iniziativa popolare.
di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 22.03.07
Riforma, Colap in pressing
Niente audizioni per questa settimana sulla riforma delle professioni. Dopo la prima tornata di incontri giovedì scorso, nel calendario dei lavori di questa settimana non compare nessuna convocazione congiunta per le commissioni giustizia e attività produttive in materia. L'indagine conoscitiva, forse, riprenderà la prossima settimana. Intanto, però, l'iter rallentato con cui sta procedendo il disegno di riforma sembra cominciare a insospettire il Coordinamento delle libere associazioni professionali (Colap). Che con una nota ha sollecitato il parlamento ad accelerare i lavori sulla riforma delle professioni. ´La liturgia delle audizioni', spiega il coordinatore del Colap Giuseppe Lupoi, ´che avrebbero dovuto iniziare i primi di febbraio, sono slittate di oltre un mese. Il numero dei soggetti da ascoltare sembra che stia aumentando di giorno in giorno. Di questo passo si rischia di non riuscire a far arrivare la proposta di legge all'esame dell'aula prima dell'estate con un danno gravissimo per tutte le professioni associative, che non potranno essere rappresentate in Europa all'apertura dei tavoli sui percorsi formativi prevista nell'autunno 2007'.
pag. 43
da Italia Oggi del 13.03.07
Professioni. Relazione critica del presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, alla Camera. Liberalizzazioni senza appeal. Non tutti gli Ordini hanno cancellato le norme restrittive.
MILANO - I semi delle liberalizzazioni faticano ad attecchire nei codici deontologici degli Ordini professionali. Tanto che ne emerge «un quadro non confortante» in cui la nozione di decoro diventa «veicolo» per tutelare i minimi tariffari o limitare la comunicazione pubblicitaria.
Una relazione corposa ma sintetizzata oralmente nel poco tempo a disposizione, quella consegnata ieri nel primo pomeriggio dal presidente dell'Autority Antitrust, Antonio Catricalà, in sede di audizione, alle Commissioni congiunte di Giustizia e Attività produttive di Montecitorio, che hanno avviato il round di consultazioni sulla riforma delle professioni. Prima, infatti, di articolare le proprie valutazioni sul disegno di legge governativo di riordino «innovativo, ma vi sono alcune ombre», Catricalà ha dipinto un quadro poco incisivo delle norme volute dal Dl Bersani (il Dl223/06 convertito con legge 223/06) per introdurre nel settore meccanismi di concorrenza. «Molti Ordini - si legge nella relazione dell'Atitrust - hanno mantenuto nei propri codici deontologici disposizioni intese a limitare i comportamenti economici dei professionisti, in termini di prezzi offerti e di promozione della propria attività». Permangono, ha aggiunto Catricalà, norme come - nella deontologia forense - «il divieto di accaparramento di clientela, da cui traspare un'accezione negativa della concorrenza, spesso considerata un disvalore e non uno strumento indispensabile per garantire il rinnovamento». Insomma, norme in cui il decoro diventa «strumento per ostacolare l'attività economica», facendo rientrare dalla finestra ciò che il legislatore ha fatto uscire dalla porta principale. Il sì alla pubblicità informativa, ad esempio, è spesso subordinato, spiega Catricalà, all'autorizzazione preventiva (farmacisti) o a una comunicazione ex ante (avvocati e commercialisti) agli Ordini e non solo a una verifica ex post, come prevede la legge. Anche le restrizioni all'accesso - per notai e farmacisti - secondo Catricalà vanno motivate sulla base di un interesse generale oggettivamente dimostrabile. Ed è questo il cuore della questione. Per l'Antitrust, il Ddl governativo è, per molti aspetti, «innovativo». Ma «si dovrebbe individuare e chiarire che cosa si intende per "interesse generale", al fine di giustificare la presenza di riserve». Richiamando esplicitamente le nozioni di «decoro» e «credibilità» delle professiòni, «perchè non reintroducano limitazioni anticoncorrenziali».
Intanto il Cnel - sempre in sede di audizione - si divide nel dare un giudizio sulla riforma. E il presidente Antonio Marzano è giunto in commissione con due documenti. Il primo «condiviso a larga maggioranza» sostanzialmente favorevole al riordinamento del settore. Un secondo, «alternativo», elaborato dai rappresentanti professionali in seno al Cnel (agrotecnici, psicologi, biologi, consulenti del lavoro, cui si è aggiunto un componente dell'Asi, Alleanza sportiva italiana). Marzano ha poi spiegato che il testo del governo «ha registrato la convergenza di tutte le organizzazioni rappresentate nel consiglio ad eccezione del gruppo delle libere professioni», auspicando comunque «una partecipazione del Cnel al procedimento amministrativo di iscrizione delle associazioni nella futura fase istruttoria».
Infine, sempre ieri è intervenuto il Censis che, attraverso il suo direttore generale, Giuseppe Roma, ha sottolineato le principali evidenze degli studi condotti sinora, ovvero un aumento degli iscritti agli Albi, «che denota come il sistema ordinistico non vada stralciato, bensì ammodernato secondo criteri di efficienza, alla luce delle nuove funzioni di tutela dell'interesse generale e di controllo della deontologia. In funzione della qualità e del sostegno degli iscritti a una competenza sempre più internazionale». Per il relatore alla camera dei provvedimenti di riforma professionale, Pierluigi Mantini (Ulivo) sì è trattato di «Un avvio di consultazioni molto costruttivo». Mantini - che non esclude la possibilità che giovedì prossimo il presidente Antitrust possa essere risentito, per un supplemento di informazioni - ritiene complessivamente «positivi i giudizi espressi sul disegno di riforma del Governo, con non pochi suggerimenti. Proseguiremo nelle audizioni con la consapevolezza dell'urgenza della riforma». Mentre, dall'opposizione, Maria Grazia Siliquini (AN) attacca: «il Ddl governativo è un provvedimento punitivo nei confronti degli Ordini, aggravato dall'intenzione di volerli sopprimere o ridurre, limitando fortemente le attività riservate, con grave scadimento della gualità e del decoro».
- IN PARLAMENTO - Continuano le audizioni delle categorie nell'ambito dell'esame del disegno di legge per la riforma del settore
di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 09.03.07
INTERVENTO - Ordini, con la riforma nuovo ruolo pubblico
La fiducia appena riaccordata al Governo Prodi, pur in quadro che rimane estremamente incerto, evita almeno il blocco immediato delle riforme in cantiere, tra cui vi è anche quella delle libere professioni. Sull'argomento nei giorni scorsi è intervenuto, su «Il Sole-24 Ore» del 18 febbraio, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Partendo da una indagine Censis, Mastella inquadrava il tema da una prospettiva più ampia rispetto a quella tradizionalmente adottata, sforzandosi di tener conto della maturazione di pezzi di ceto professionale che hanno saputo compiere autonomamente un percorso di riforma dell'organizzazione del proprio lavoro, anche a prescindere da quella della rappresentanza. Tranne che per qualche eccezione, credo sia sostanzialmente rispondente al vero la rappresentazione fatta dal ministro di un mondo professionale nel quale gli iscritti agli Ordini sono talvolta più dinamici dei loro vertici.
E dunque indiscutibile che la riflessione sulla riforma debba avere una natura prioritariamente socio-culturale, che si ponga l'obiettivo di studiare e comprendere, per meglio accompagnarle e per sollecitarne altre, le novità che a macchia di leopardo sul territorio nazionale si sono prodotte nelle forme e nella concezione del lavoro professionale. È a queste "avanguardie" che la riforma deve fornire risposte, per creare le condizioni affinchè i processi virtuosi avviati diventino patrimonio comune di tutti i professionisti.
È condivisibile quindi il punto di vista del ministro secondo il quale «la tutela pubblica non può essere l'unico obiettivo su cui i professionisti si dovrebbero mobilitare, perchè questo li respingerebbe ad una dimensione di collocazione "parziale" nell'economia che non è più accettabile e che è già molto lontana dalla cultura di moltissimi operatori professionali iscritti ad Ordini e a Collegi).
È vero: la diversificazione dei nostri tradizionali "saperi" ci ha costretti a sviluppare nuove e sempre più specialistiche competenze. Ciò è fonte di grandi opportunità - peraltro prevalentemente ancora inespresse - che ci catapultano fuori dai nostri tradizionali ambiti di pertinenza e in qualche modo finiscono per circoscrivere la funzione di Ordini e Collegi. Le professioni, pertanto, non possono e non devono più limitare la propria azione alle strategie attuate a scopo di auto-legittimazione.
Oggi, peraltro, queste professioni si confrontano con le nuove, figlie delle rivoluzioni tecnologiche, dei conseguenti modelli sociali e politici e con i profondi mutamenti delle logiche e delle dinamiche che ne sono conseguiti. È in questo "mondo nuovo" che si gioca il nostro futuro. Ma la «ricerca di centralità delle competenze e delle professionalità che gli operatori terziari fanno confluire nelle logiche di scambio produttivo» non va, come invece auspicato da Mastella, "opposta" alla «centralità dello status pubblico». Al contrario. La sfida della riforma deve essere quella di far convivere armonicamente una rinnovata funzione pubblicistica degli Ordini con le istanze più liberali e più rispondenti ad autonome logiche di mercato che fisiologicamente si fanno strada tra i liberi professionisti. Per queste ragioni, sono convinto che agli Ordini vadano riconfermate tutte le attività poste a tutela della fede pubblica, sgravandoli dall'incombenza di rappresentare gli interessi degli iscritti, cosa che sono stati costretti a fare in questi anni, esorbitando dalle loro funzioni istituzionali.
Così come resto convinto del fatto che agli Ordini vadano d'ora in poi garantite, sul piano della libera concorrenza, le stesse regole e le stesse condizioni di partenza di cui usufruiscono associazioni di categoria e sindacati.
Rimodulare le competenze degli Ordini, ribadendone la funzione di garanzia e di tutela della fede pubblica, e aprirsi ai mutamenti provenienti dalle parti più avanzate del Paese credo sia l'unico modo per addivenire a una riforma che si ponga come obiettivo quello di ridare senso e ruolo al sistema ordinistico, nella consapevolezza che il suo contributo sarà insostituibile per il nostro sistema economico. Inquadrato da questa prospettiva, si comprende perchè il tema della riforma delle professioni intellettuali è in realtà parte della più ampia questione del ricambio e della formazione di una nuova classe dirigente di questo Paese.
- IL TRAGUARDO - Occorre valorizzare le esperienze innovative nell'organizzazione degli studi
- A OGNUNO IL SUO COMPITO - La tutela degli iscritti agli Albi deve essere ricondotta alle rappresentanze sindacali
di William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri
da Il Sole 24ore del 06.03.07
Ordini e Associazioni. Da giovedì - L'Antitrust apre le audizioni sulla riforma
MILANO - Non bastano 50mila firme a deviare l'azione della maggioranza in tema di riforma delle professioni. È decisa la replica di Pier Luigi Mantini (Ulivo), relatore del Ddl governativo alla Camera - dove giovedì cominceranno, con il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, le audizioni - nei confronti dell'iniziativa, avviata dal Cup (Coordinamento unitario delle professioni) con la proposta di legge di iniziativa popolare per modificare alcuni aspetti essenziali del testo dell'Esecutivo. La campagna di raccolta adesioni, infatti, dovrebbe iniziare nei prossimi giorni.
Mantini - alla vigilia dell'indagine conoscitiva congiunta delle due commissioni Giustizia e Attività produttive - dichiara di «puntare più sugli aspetti di modernizzazione che di liberalizzazione». E per questo si auspica che «il contributo del Cup sia all'altezza della qualità delle professioni italiane e soprattutto che venga reso nell'ambito delle istituzioni e non nelle piazze».
Mantini mira infatti a fissare paletti precisi su alcuni punti qualificanti, quali «la riduzione del numero degli ordini, le attività con riserva in via esclusiva, i limiti e i confini delle Competenze delle Regioni, la pubblicità informativa». Un accordo parlamentare preventivo potrebbe trovarsi anche sul praticantato «che per i medici non può essere di soli 12 mesi» o per gli avvocati «con un tetto limite al patto di quota lite».
Intanto la Corte costituzionale - con la sentenza n.57/2007 - ha sancito l'illegittimità della legge regionale 28/2005, che istituiva il registro degli amministtatori di condominio, subordinando l'iscrizione nell'elenco al possesso di un attestato di qualifica professionale rilasciato dalla Regione dopo il superamento di un esame. Il provvedimento è stato impugnato dallo Stato per incompatibilità con l'articolo 117, comma 3 della "Carta".
Illegittimità fondata, per la Corte, che ha ricordato come «l'attività di amministratore di condomiriio è pienamente libera e affidata esclusivamente all'autoregolamentazione delle varie associazioni di categoria». E dopo aver citato i precedenti provvedimenti regionali sanciti come illegittimi per aver individuato figure professionali in eccesso di delega rispetto alla normativa statale («n.449, 424, 423 e 153 del 2006»), la Corte ha fatto riferimento al cosiddetto "decreto La Loggia" (Dlgs 30/2006). Ovvero, il testo che prevede che la potestà legislativa regionale si muova lungo il solco già tracciato dalla disciplina statale in materia di identità di una professione, requisiti tecnico-scientifici e titoli da possedere per il suo esercizio. «L'intera legge regionale - ha concluso la Corte nella sentenza 57/2007 - è inscindibilmente connessa con le disposizioni specificamente censurate, essendo priva di autonoma portata normativa senza le disposizioni medesime». Accolta, dunque, la tesi dell'illegittimità costituzionale.
- PREROGATIVA STATALE - La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge delle Marche che istituiva il registro per amministratori condominiali
di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 03.03.07
Riforma. Professioni, partono le audizioni
Partono le audizioni sulla riforma delle professioni. Sono attesi per giovedì prossimo davanti alle commissioni giustizia e attività produttive della camera il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, e i rappresentanti del Cnel e del Censis. Punto di partenza del confronto il disegno di legge delega di iniziativa governativa (ddl Mastella). Che, approvato in consiglio dei ministri il primo dicembre 2006, è arrivato a Montecitorio solo agli inizi di febbraio. Quello che uscirà dalle commissioni congiunte, stando alle intenzioni del relatore alla riforma, Pierluigi Mantini (Margherita), dovrà essere un testo migliorato sulle questioni deleghe (considerate troppe ampie) e tariffe (minimi obbligatori da prevedere per gli appalti di opere pubbliche). Il ddl che tanto piace alle associazioni non regolamentate, però, non si è conquistato fino ad oggi le simpatie degli ordini. Che, attraverso il loro coordinamento (il Cup), stanno preparando il tutto per raccogliere le 50 mila firme necessarie e presentare una proposta di legge di iniziativa popolare.
pag. 49
da Italia Oggi del 03.03.07
Riforma. Mantini (Dl): iniziativa Cup ambigua
Sulla riforma delle professioni prevalga la moderazione. È questo l'auspicio che Pierluigi Mantini (Margherita), relatore per il governo del ddl di riforma delle professioni, esprime in vista dell'avvio dell'indagine conoscitiva alla camera. La presa di posizione del parlamentare arriva nei giorni in cui il Cup (Comitato unitario professioni) sta mettendo in moto la macchina organizzativa per raccogliere le firme su una proposta di legge sulle professioni di iniziativa popolare. Ma Mantini giudica ´ambigua l'iniziativa del Cup, perché', spiega, ´da sempre le porte delle istituzioni sono aperte al dialogo con il Cup e da sempre sono attente al suo contributo. E certamente non sono 50 mila firme sotto una proposta di legge di iniziativa popolare a far cambiare il quadro delle decisioni, correndo il rischio invece di alimentare una conflittualità sociale che non giova né al prestigio delle professioni, né alla qualità della riforma. Al contrario', conclude, ´vorrei che il contributo del Cup fosse all'altezza della qualità delle professioni italiane e soprattutto che venga reso nell'ambito delle istituzioni e non nelle piazze'.
pag. 44
da Italia Oggi del 02.03.07
Riforma, raccolta firme
Il Comitato degli ordini al lavoro per raccogliere le firme. E portare in parlamento una proposta di legge sulle professioni di iniziativa popolare. La raccolta sarà capillare su tutto il territorio. Ecco perché il Cup guidato dall'architetto Raffaele Sirica, ha affidato al geologo Pietro Antonio De Paola un vero e proprio ´Coordinamento di tutta la rete operativa' in modo da sfondare il quorum delle 50 mila firme necessarie e portare all'attenzione dei parlamentari, se è possibile, anche 200 mila adesioni. La missione non dovrebbe incontrare grossi ostacoli se considera che i professionisti iscritti in ordini e collegi sono in Italia oltre 1,8 milioni. ´Le impressioni sono buone', commenta De Paola, ´sul territorio c'è molta preoccupazione sulla materia e c'è molta voglia di partecipazione all'iniziativa'.
pag. 50
da Italia Oggi del 28.02.07
Riforma, gli ordini e le associazioni vogliono parlarne. Ma in parlamento
C'è più di qualche nube sopra la riforma delle professioni. Ci sono i problemi legati alle troppe deleghe del disegno di legge delega Mastella e il rischio, lamentato soprattutto dagli ordini, di possibili sovrapposizioni fra professioni simili a seguito del riconoscimento delle associazioni. Ma soprattutto c'è lo strappo di ieri al senato all'interno della maggioranza sulla politica estera, che ha portato alle dimissioni di Romano Prodi e all'avvio delle consultazioni da parte del presidente della repubblica. La riforma Mastella, quindi, potrebbe essere archiviata. Una possibilità che non dispiace per nulla soprattutto agli ordini. E che preoccupa, invece, le associazioni. L'attenzione doveva essere concentrata sui contenuti della legge di riordino delle professioni ieri a Milano, nel corso del meeting organizzato da Pierluigi Mantini (Margherita). Ma fra i numerosi rappresentanti di categoria l'argomento più gettonato è stato proprio l'insorgere della crisi di governo. Annullato, come prevedibile, sin dalle prime ore del pomeriggio, l'atteso intervento del vicepremier Francesco Rutelli, impegnato a Roma in un vertice di maggioranza.
Certo, gli stessi rappresentanti continuano ad apprezzare il lavoro di Mantini, che, proprio ieri su ItaliaOggi, si è detto disponibile a lavorare per la riduzione delle deleghe e per far ritornare i minimi tariffari in alcuni limitati casi. ´Ma fino a oggi (ieri per chi legge, ndr) è con il testo Mastella che dobbiamo fare i conti', ha detto Raffaele Sirica, del Cup. ´E questo presenta diversi punti critici che ci fanno preoccupare. Siccome noi la riforma la vogliamo, abbiamo deciso di presentare un nostro testo di legge di iniziativa popolare'. È anche vero, però, come hanno fatto notare in tanti, che il dibattito fino a oggi continua a svolgersi fuori dalle aule parlamentari. Insomma, per qualcuno, tipo gli ordini, la riforma va fatta migliorando il testo.
Per qualcun altro, tipo le associazioni, il timore è che se ne continui a parlare e basta. Per molti altri sarebbe meglio, a questo punto, che un nuovo governo imposti una diversa politica sulle professioni. Di quest'ultima cosa è convinto in maniera particolare Berardino Cantalini, dei periti industriali. Che teme una trasformazione del suo ordine in associazione in funzione della norma contenuta nell'articolo 2 del ddl Mastella. Motivo per cui se di questa ipotesi di riforma non si facesse niente, sarebbe meglio. Perché proprio le idee dell'esecutivo cozzano con la realtà. ´Siamo 1,8 milioni', ha aggiunto Luigi Martino, dei dottori commercialisti di Milano, ´e siamo già in tanti. Più che liberalizzare, bisogna procedere al contrario e farci stare insieme per crescere'. A tirare le orecchie al governo è stato anche Gaetano Stella, di Confprofessioni, che non vede male un nuovo governo con una nuova politica. Ma soprattutto in grado di chiarire una volta per tutte la differenza fra l'attività professionale e quella d'impresa. E poi, ´che riforma è una legge che non si preoccupa del problema previdenziale?', si è chiesto Antonio Pastore. Per il presidente della cassa dei dottori commercialisti dovrebbe essere la riforma su cui si sta discutendo a chiarire una volta per tutte la disciplina giuridica degli enti di previdenza. ´Dato che, a seconda delle convenienze del governo di turno, siamo soggetti privati o pubblici'.
Per altri motivi, diversi ma non meno importanti, preoccupati sono tutti coloro che vedono nel ddl Mastella ´la vera riforma'. Dato che, come ha detto Giuseppe Lupoi, del Colap, ´fino a qualche tempo fa si è parlato di riforme senza nessuna innovazione'. Per il coordinatore delle associazioni non regolamentate bisognerebbe smetterla di parlare e mettersi a lavorare per ´la qualificazione delle associazioni', e non per rendere il mercato più selvaggio. L'incognita sul futuro del governo, poi, non ha mancato di preoccupare professionisti come Edoardo Boccalini, dei tributaristi dell'Int: ´I lavori sono fermi. Però continuiamo a parlarne'. E per Ernesto Rimoldi, dei tributaristi Ancot, ´se dovesse cadere il governo, si dovrà ricominciare tutto daccapo. E perdere chissà quanto tempo'. Sulla stessa linea d'onda Jader Laurora, della Lapet Lombardia. Che ha lamentato: ´Sarebbe meglio che dibattiti come quelli di Milano, per quanto importanti e utili, si svolgessero nelle aule parlamentari. Dal momento che si parla di riforma da 20 anni'.
E se Claudio Antonelli, di Più, è ottimista ´che la riforma si farà', non ne è altrettanto convinto Ezio Maria Reggiani, del sindacato dei ragionieri, che, però, condivide l'esigenza di fare la riforma vera. Cioè ´una legge che si preoccupi di fare chiarezza su chi può fare che cosa. Non attribuendo riserve a qualcuno, ma dicendo quali requisiti servono per poter svolgere una professione piuttosto che un'altra'.
Mentre per Antonio Bacchi, dei visuristi italiani, la vera riforma si potrà fare solo se si supera la diatriba fra ordinistici e non, e si aprono le società professionali anche agli iscritti alle associazioni.
pag. 49
da Italia Oggi del 22.02.07
ANALISI - La riforma non passa per vertici delegittimati
Nell'intervento pubblicato sul Sole-24 Ore di domenica 18 febbraio («Sulle professioni non soltanto tutela pubblica») il ministro della Giustizia muove da un'interpretazione di un'indagine del Censis sulle professioni per sostenere che:
- gli organi rappresentativi professionali hanno criticato e non condiviso il disegno di legge governativo di riforma perchè (secondo quanto avrebbero riferito i singoli professionisti ai loro intervistatori) sarebbero incapaci di capire le innovazioni, essendo arroccati sulla difesa di interessi corporativi;
- i singoli componenti delle categorie (che il ministro denomina "la base") avrebbero una mentalità molto più aperta e dinamica dei loro rappresentanti.
Poichè la riforma ha preso il suo avvio in Parlamento, il ministro si augura - o suggerisce - che «la fase di analisi parlamentare» possa recuperare l'aspetto di compresenza della tradizione (espressa, a dire del ministro, dagli organi rappresentativi) e dell'innovazione (espressa, sempre a suo dire, dalla base) «tenendo conto anche di ciò che i professioisti, dal basso e dal territorio, esprimono in merito».
Muovendo da queste premesse il ministro osserva che la realtà professionale è «fortemente segmentata al suo interno», che occorre una «nuova stagione di dinamismo», che alla centralità dello status pubblico degli Ordini va opposta la centralità di competenze e professionalità degli operatori del terziario. Aggiunge, però, che gli Ordini non esprimono voglia di protezione pubblica ma una domanda di «accompagnamento verso un modello professionale orientato alle competenze».
Certamente gli Ordini sono orientati a un modello professionale incardinato sulle competenze. Lo sono già da tempo: il codice deontologico forense punisce l'avvocato che assume l'incarico consapevole delle proprie incapacità a svolgerlo correttamente e professionalmente; punisce l'avvocato che non è adeguatamente preparato e aggiornato; punisce l'avvocato che riceve un compenso sproporzionato al lavoro eseguito (e non al risultato conseguito). Proprio qualche settimana fa il Consiglio nazionale forense ha adottato un regolamento per l'aggiornamento obbligatorio per assicurare che la categoria operi con competenza, oltre che con correttezza, e risulti competitiva, sul piano del mercato internazionale e interno.
La dimensione pubblicistica degli Ordini non è tuttavia rinunciabile ne può essere affievolita: questa è una conquista della regolamentazione professionale (e non l'espressione di una concezione corporativa), perchè solo un Ordine può assicurare un controllo deontologico giuridicamente forte ed effettivo. Se scomparissero gli Ordini, i professionisti sarebbero abbandonati a loro stessi, e i peggiori potrebbero profittare dell'assenza di controlli per realizzare i loro disegni non conformi alla deontologia. Dovrebbe provvedere la giustizia ordinaria, come avveniva un secolo fa, con le implicazioni che il ministro ben conosce. Al contrario, un'associazione professionale non ordinistica e non equiparata agli Ordini non implica nè l'obbligatorietà di iscrizione nè sanzioni idonee a incidere sull'esercizio della professione. Qui è il punto dolente (uno, tra i tanti) del disegno di legge governativo: crea ambiguità e confusione tra le associazioni di professionisti regolamentati che operano accanto agli Ordini (e tutelano, per esempio, gli interessi associativi dei giovani professionisti o dei cultori del diritto civile e penale) e associazioni che, sostitutive degli Ordini, assolvono la stessa funzione pubblica. Cercheremo di far capire questa differenza e quindi l'assoluta esigenza di modificare il testo alle Commissioni parlamentari, visto che la differenza non si è voluta capire (?) in ambito ministeriale.
È comprensibile che il ministro voglia tutelare il suo progetto e utilizzi lo scudo dell'indagine sociologica (o almeno un'interpretazione assai discutile di quei risultati) per sostenerlo. È, invece, pericoloso che faccia appello alla "base" per sconfessare l'orientamento manifestato dai rappresentanti delle professioni al suo progetto. Ciò non solo perchè questa sua azione politica finisce per delegittimare gli organi rappresentativi che le categorie si sono date nell'ambito della loro autonomia, ma anche perchè la "base" ha protestato, accanto ai suoi rappresentanti, contro ogni regola e progetto che snaturi la libera professione, la assimili alla produzione anonima di servizi, la privi della libertà di autodisciplinarsi e autogovenarsi. La tutela pubblica degli Ordini è un presidio di libertà, indipendenza e autonomia, è la garanzia che lo Stato riconosce, in forma di autolimitazione, alle professioni intellettuali regolamentate. Quanto all'"accompagnamento"...bè,sappiamo camminare da soli!
- UNA DIFESA INCAUTA - Pericoloso ricondurre le critiche sul progetto del Governo solo ai rappresentanti istituzionali
di Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense
da Il Sole 24ore del 20.02.07
INTERVENTO - Sulle professioni non soltanto tutela pubblica
I risultati di un'indagine Censis sulle professioni, presentata nelle pagine di questo giornale il 12 febbraio, mettono chiarissimamente in evidenza che il disegno di legge del Governo sulla riforma delle professioni non è stato accettato dalla maggioranza degli iscritti a tali organismi, poichè, a loro giudizio, è partito dall'assunto che nell'attuale sistema professionale italiano non esistano i presupposti per l'innovazione è il cambiamento e che quello delle attività professionali sia un segmento del mercato del lavoro corporativo e conservatore.
Effettivamente, se si guarda a come realmente operano i professionisti italiani e come si collocano nei processi sociali ed economici dei territori di appartenenza, non è difficile considerare che, talvolta, i singoli iscritti agli Ordini e ai Collegi sono molto più dinamici dei loro vertici e che, in secondo luogo, le differenze territoriali pesano molto sul loro atteggiamento nei confronti sia del progetto governativo di riforma, sia del loro sviluppo professionale.
Nella sua fase di gestazione, il disegno di legge governativo non ha potuto tenere conto delle sfumature di differenze fra chi svolge attività professionali e chi ne ha la responsabilità di governo, e quindi non ha potuto prendere in considerazione la compresenza di innovazione e tradizione espressa dagli iscritti agli Ordini e ai Collegi. La fase di analisi parlamentare può, invece, recuperare questo aspetto, tenendo conto anche di ciò che i professionisti, dal basso e dal territorio, esprimono in merito.
Sotto questo profilo, è importante rimarcare le differenze che intercorrono fra i professionisti sul piano geografico. Il Nord Est, ad esempio, rappresenta oggi un'area a forte orientamento al cambiamento, ponendosi come laboratorio di ricomposizione del suo stesso modello di sviluppo che negli anni '90 ha raggiunto la massima esplicitazione. I professionisti del Nord Est, a loro volta, si possono costituire come riferimento emblematico per il restante tessuto professionale italiano.
Questi operatori, infatti, esprimono le maggiori riserve sul progetto di riforma governativo, molto più dei colleghi di altre regioni, ma a questo giudizio fortemente negativo uniscono atteggiamenti di discontinuità più vicini allo spirito della proposta di riforma che non alla cultura ordinistica prevalente. Basti pensare che credono al ruolo centrale rivestito dai professionisti nel migliorare la capacità competitiva delle imprese; pensano che gli Ordini, così come sono, rappresentano un istituto sorpassato; chiedono di essere assistiti sul piano organizzativo e deontologico, ma non necessariamente dagli Ordini; sono aperti al riconoscimento di associazioni professionali che possano rilasciare attestati di competenza; chiedono che un organismo ad hoc si faccia cura di seguire il processo di regolamentazione post parlamentare.
Queste indicazioni non portano soltanto a sottolineare che il mondo delle professioni intellettuali è fortemente segmentato al suo interno e necessita di una comprensione di tutte le sue molteplici componenti per poter essere regolato, ma anche che esistono i presupposti per una sua nuova stagione di dinamismo.
La tutela pubblica non può essere l'unico obiettivo su cui i professionisti si dovrebbero mobilitare, poichè questo li respinge ad una dimensione di collocazione "parziale" nell'economia che non è più accettabile e che è già molto lontana dalla cultura di moltissimi operatori professionali iscritti ad Ordini e a Collegi. Alla centralità dello status pubblico, va opposta la ricerca di centralità delle competenze e della professionalità che gli operatori terziari fanno confluire nelle logiche di scambio produttivo, innanzi tutto sul piano locale. E il sistema professionale del Nord Est - in particolare, ma non solo - sta già muovendosi in questa direzione.
La chiara legittimazione - riferendomi sempre all'indagine del Censis - che Ordini e Collegi offrono al Dicastero di Giustizia quale soggetto pivot nel riordino delle Professioni, insieme all'idea di istituire un apposito organismo di vigilanza con funzioni di terzietà, non esprimono voglia di protezione pubblica e di privilegio rispetto alle altre componenti produttive; ma una domanda di accompagnamento verso un modello professionale orientato alle competenze, in cui i professionisti - anche i più giovani - devono imparare a muoversi
- NESSUN RECINTO - Deve essere prestata più attenzione alle sollecitazioni che arrivano dalla base delle categorie
di Clemente Mastella, Ministro della Giustizia
da Il Sole 24ore del 18.02.07
RIFORMA DEGLI ORDINI - Professioni, arriva il testo «smarrito»
La carta del Governo per la riforma delle professioni è stata ufficialmente calata sul tavolo. Tuttavia, in questo settore caratterizzato da interessi diffusi e sensibili - non solo per il numero degli attori e dei destinatari coinvoltl ma per gli interessi pubblici in campo - il cammino si preannuncia irto di ostacoli. Basti pensare che il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 1° dicembre è arrivato alla Camera solo a gennaio avanzato. Colpa del braccio di ferro che si è giocato dietro le quinte all'interno della compagine governativa, tra chi vuole una decisa svolta liberaIizzatrice e chi sposa una linea più pacata? A qualunque causa sia imputabile il ritardo - a distrazione da sourmenage o a tenzone politica - ora sarà il Parlamento, la Camera in prima battuta, a giudicare le parole d'ordine del disegno di legge: riduzione del numero degli Ordini, limitazione delle attività riservate, conferma della fine delle tariffe minime e riconoscimento delle associazioni per attività che incidono su interessi costituzionalmente garantiti o radicati nel tessuto socio-economico.
di M.C.D.
da Il Sole 24ore del 13.02.07
INDAGINE CENSIS - Professionisti delusi dalla riforma. Gli Ordini chiedono un ruolo più forte nella formazione e nella deontologia. Professionisti alla svolta. Le risposte. Gli Albi chiedono di potenziare formazione e vigilanza sulla deontologia. Ruolo guida. Al ministero della Giustizia vanno le preferenze nel gestire il processo. Parola d'Ordine: delusione. Il 37% dei presidenti territoriali giudica negativamente la riforma.
Un progetto, quello del Governo, che non garantisce ciò che gli Ordini dovrebbero potenziare: la cura per la formazione continua, la vigilanza sulla deontologia e la certificazione delle competenze. In sintesi, il ruolo di garanzia nei confronti dei cittadini, che poi - secondo gli obiettivi dichiarati della riforma - è ciò che gli Ordini dovrebbero assicurare con maggiore efficacia.
Il giudizio dei vertici territoriali delle professioni, che peraltro ricalca quello dei Consigli nazionali, è stato raccolto dal Censis attraverso questionari online inviati a un campione nazionale di presidenti di Ordini e Collegi. Dalle risposte analizzate emerge come centrale la formazione continua e gli interventi in ambito deontologico (due funzioni che hanno raccolto, rispettivamente, l'80,8% e il 36,9% del campione). In particolare per l'82,9% dei presidenti è necessario enfatizzare «un processo formativo in grado di sostenere in modo continuato le capacità dei professionisti». Le donne,invece, sono più sensibili dei loro colleghi al controllo deontologico e alla certificazione delle competenze. Invece, innovazione organizzativa e internazionaIizzazione passano in secondo piano: appena un quinto dei vertici istituzionali le considera priorità.
Disincanto e una certa dose di scetticismo: così i vertici territoriali delle professioni organizzate in Ordini hanno accolto la proposta del Governo per la riforma del settore. Sentimenti che si accompagnano, comunque, alla consapevolezza che la riforma sia ormai ineludibile. Peraltro, sui contenuti del progetto approvato dal Consiglio dei ministri il 1° dicembre, ora all'esame delle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera, si dichiara una conoscenza diffusa.
I risultati del sondaggio svolto dal Censis tra il 18 dicembre 2006 e il 12 gennaio 2007 con questionari online diffusi tra i presidenti degli Ordini e dei Collegi professionali confermano che «il gradimento del disegno di legge appare molto basso».
Tuttavia, è significativo che un terzo del campione - che ha carattere nazionale, 1182 contatti effettuati, 420 questionari pervenuti, 290 validi - non si pronunci in attesa del responso parlamentare. Infatti, la riforma «cambierà sicuramente molto» (per il 32,8% dei questionari). La convinzione, probabilmente, fa tesoro anche delle esperienze delle passate legìslature, quando le professioni hanno avuto modo di misurare forza e capacità progettuale rispetto alle parti politiche.
Questo fattore potrebbe anche spiegare la reazione contenuta, pur se negativa, di fronte a un progetto giudicato in modo critico. Sembra che i professionisti abbiano "metabolizzato" le incursioni del decreto legge 223/06 (convertito nella legge 248/06) nel campo delle tariffe, della pubblicità e delle società interprofessionali. Con quella manovra sono stati abrogati i divieti di deroga ai minimi tariffari e i limiti alle azioni pubblicitarie (con valenza informativa), così come i paletti all'esercizio collettivo tra professionisti iscritti in Albi diversi.
Se il 20,5% del campione ritiene che la «riforma non si poteva più rimandare», Il 37,3% dei presidenti esprime sull'articolato un voto negativo, mentre i favorevoli sono l'84 per cento. Va rilevato che le donne sono più indulgenti (la quota delle contrarie è del 31% contro il 284% dei colleghi) e più pragmatiche (per il 28,5% di esse la riforma è ormai ineludibile).
In generale, motivi della contrarietà potrebbero essere ricavati in modo indiretto, attraverso l'analisi dei risultati di altre domande effettuate dal sondaggio. Per la stragrande maggioranza dei presidenti il ruolo degli Ordini rispetto allo sviluppo socio-economico del Paese è «centrale nell'ampliare le capacità professionali dei singoli operatori economici» (lo afferma il 35,8% del campione); quindi appare «centrale nel migliorare i servizi alle famiglie e agli individui» (per il 27%). Dunque, il giudizio insufficiente potrebbe in parte essere spiegato dalla considerazione che la riforma non contribuisce a enfatizzare questi aspetti.
Il miglioramento dei servizi alle imprese è segnalato appena dal 13;9% del campione. D'altra parte, per quasi un quarto dei presidenti (il 23,4%) Ordini e Collegi «hanno un ruolo marginale».
Gli Ordini appaiono, per i loro vertici, i motori della formazione continua e i promotori della deontologia (rispettivamente per l'80,8% e il 36,9% del campione).
Le differenze nelle risposte tra uomini e donne sono significative di un approccio diverso: i primi sono convinti che gli Ordini debbano aiutare gli iscritti a incrementare conoscenze e capacità attraverso la formazione continua; le seconde Sono più sensibili al compito deontologico e alla certificazione delle competenze. Dunque, per le donne è ancora più accentuata la funzione di garanzia verso i terzi rivestita dagli Ordini.
Infine, le donne sono più possibiliste rispetto ai registi del processo di riforma: mentre il 5O,6% dei presidenti indica il ministero della Giustizia, la maggioranza relativa delle signore (il 4O,5%) sottolinea la necessità di «un apposito organismo di vigilanza con funzioni di terzietà».
- POCHI VOTI POSITIVI - Solo l'8,4% degli interpellati si è dichiarato fayorevole all'intervento del Governo: le donne si dimostrano più indulgenti e pragmatiche
di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 12.02.07
ANALISI - La voglia di cambiare oltre i luoghi comuni
La cultura del cambiamento appartiene ai professionisti. Il giudizio negativo sulla riforma proposta dal Governo deriva soprattutto dall'impossibilità di accettare un modello professionale che non corrisponde a quello reale. La riforma, è per i professionisti, ineludibile e in qualche modo attesa. La sfida è la qualità della prestazione, un obiettivo che si persegue enfatizzando formazione continua e controllo deontologico. In questo processo delicato, occorre una guida sicura che in molti identificano nel ministero della Giustizia.
Sulle vicende legate alla riforma delle professioni è come sceso un velo di silenzio. Sembra quasi un gioco tattico di tutti i soggetti coinvolti: gli Ordini e i Collegi, che stanno affidando al gioco parlamentare la possibilità di riprendersi i tratti di identità spazzati via dal Ddl governativo dello scorso dicembre; le Associazioni non regolamentate, che si confrontano con la prospettiva di dare maggiore rigore alle azioni, dedicate agli iscritti e con gli effetti che comportano un riconoscimento pubblico, soprattutto se di nuova istituzione; il Governo stesso, che ha spostato velocemente su un altro ampio tavolo di liberalizzazioni lo sguardo puntato al progresso dell'economia e della società.
Se questo silenzio sembra pressochè assoluto in ambito generale, risulta sicuramente meno "assordante" a guardare alcuni messaggi che sembrano provenire dall'interno delle categorie professionali, utili a far ripartire il dibattito e in grado di raggiungere i lavori parlamentari.
Il primo di questi messaggi riguarda la cultura del cambiamento presente all'interno nelle professioni regolamentate. Come era del tutto prevedibile, i professionisti non sono consentanei ai contenuti della proposta di riforma governativa; ma - e questo rappresenta un elemento importante - non tanto o non solo in nome di antichi privilegi (alcuni veri, altri presunti), che tale progetto intende rimuovere, quanto piuttosto per la convinzione di essere una parte importante ed essenziale del terziario e dell'economia. Non c'è, infatti, il rifiuto di cambiare tout court, ma l'impossibilità di accettare un nuovo modello professionale che non corrisponde a quello reale. Per molti presidenti la riforma era comunque ineludibile e in qualche caso attesa: una buona parte di questi soggetti economici, in verità, ha voglia di rimettersi in gioco anche con nuove regole e nuove responsabilità.
Il secondo messaggio riguarda i contenuti con cui i presidenti ritengono debbano essere riempite le linee di riforma del loro ruolo. Ancora una volta emerge un forte orientamento verso una dimensione innovativa delle professioni che non prescinda dalla qualità delle prestazioni rese, poichè le tre aree su cui i suoi rappresentanti chiedono più impegno sono la formazione continua, la certificazione e le regole deontologiche, che corrispondono ai principi sottesi alle logiche di mercato verso le quali tutte le proposte di riforma, non solo quella governativa, cercano di spiegare. A questi elementi va aggiunta un'ulteriore annotazione. Molti presidenti, infatti, riconoscono il valore centrale dell'organizzazione nel loro lavoro, ma pensano anche che su questo aspetto non possano intervenire politiche generali, ma il loro personaIe impegno.
Il terzo messaggio, il più delicato, attiene alla governance del processo di riforma, rispetto alla quale i presidenti provinciali hanno una visione molto netta: i due soggetti che dovrebbero guidare tale processo sono il ministero di Giustizia e un organismo di vigilanza creato ad hoc con funzioni di terzietà. Qui non c'è la voglia di Stato come retaggio di una tradizione corporativa e di una cultura della tutela pubblica che si sostituisce alla responsabilità personale. C'è, invece, una precisa domanda di riportare la riforma delle professioni a un livello istituzionale alto, sottraendola ai vincoli degli equilibri governativi e delle posizioni ideologiche che ne hanno segnato le fasi più recenti. Non sono infatti i professionisti a non poter affrontare la fase transitoria prima e la messa a regime poi, contando soltanto sui meccanismi di mercato. Sono invece proprio gli utenti dei loro servizi a dover essere accompagnati a muoversi all'interno di un modello diverso.
Il tanto o il poco di questa diversità la deciderà il Parlamento. In ogni caso, fra i soggetti per assicurarne l'efficienza possono essere annoverati anche gli Ordini e i Collegi: più responsabili e innovati nelle loro funzioni principali, possono continuare a presidiare la qualità del sistema, rispondendo delle loro strategie magari a un soggetto centrale, con cui garantire il rispetto degli interessi pubblici.
- NESSUN RIFIUTO A PRIORI - C'è l'impossibilità di accettare un nuovo modello professionale che non corrisponde a quello reale
di Maria Pia Camusi
da Il Sole 24ore del 12.02.07
Professionisti. Gli Ordini si differenziano molto nel declinare le regole per reclamizzare la propria attività. Deontologia pubblicitaria a ostacoli. Strategie opposte di architetti e ingegneri ma in generale è paralisi.
Sono molte le cautele previste dagli Ordini per i professionisti dei lavori pubblici che intendono farsi pubblicità. Come previsto dal decreto Bersani, i Consigli nazionali di Architetti, ingegneri, geometri e geologi hanno aggiornato i propri codici deontologici, disciplinando in modo complesso il modo in cui i propri iscritti possono reclamizzare l'attività svolta.
Il quadro è molto differenziato. I Consigli nazionali di geologi e geometri si sono riservati la possibilità di dare l'ok alle pubblicità che i singoli professionisti intendono promuovere; gli ingegneri hanno speso poche parole sul tema, in attesa che decolli il riordino completo delle professioni; gli architetti, al contrario, hanno disciplinato l'argomento in modo molto dettagliato.
Risultato: un approccio piuttosto difensivo da parte dei CoIlegi, che ha generato una specie di paralisi.
Nessun professionista, infatti, si è ancora mosso con quesiti oppure presentando la propria reclame per ottenere pareri o autorizzazioni.
Da Assocomunicazione arriva un consiglio: «È il caso che i professionisti inizino a pensare alla pubblicità - suggerisce Fidelio Perchinelli, direttore generale dell'associazione - chi lo farà per primo, trarrà dalla comunicazione pubblicitaria i maggiori vantaggi».
Tra tutti, gli architetti dovrebbero avere meno dubbi. Spiega il vicepresidente, Massimo Gallione: «Abbiamo dettato norme sufficientemente chiare e dettagliate sul tema proprio per evitare qualsiasi perplessità. Finora non è stato presentato nessun quesito a livello nazionale, questa estate faremo il punto della situazione».
Nessun quesito neanche dagli ingegneri, sebbene la strategia regolamentare del Cni sia diametralmente opposta a quella degli architetti.
Il Codice deontologico contiene solo un accenno minimo al tema pubblicità. «Non abbiamo dettato una disciplina dettagliata perchè la riforma delle professioni è in dirittura d'arrivo - spiega Sergio Polese, presidente del Cni - aggiorneremo il Codice deontologico quando il tema sarà definito a 360 gradi».
Maggiore interscambio tra gli Ordini di geometri e geologi e i propri iscritti: ogni volta che si intende fare pubblicità, in questo caso, occorre darne comunicazione. Ma anche per queste due categorie, nulla è cambiato da quando è intervenuto il DI 223/2006.
Negli ultimi sei mesi, gli iscritti hanno presentato solo quaIche richiesta per partecipare a trasmissioni televisive. «L'autorizzazione serve solo per i messaggi mediatici la cui diffusione avviene su larga scala - puntualizza Enrico Rispoli, membro del Consiglio nazionale geometri - è una norma che abbiamo sempre avuto e non ha mai generato contenziosi perchè non applichiamo un controllo severo e serve a evitare pubblicità che ledono l'immagine della categoria».
Simili le argomentazioni dei geologi: «È lo stesso decreto Bersani a prevedere che gli Ordini possano verificare i contenuti delle pubblicità - premette il presidente Pietro De Paola - in particolare vogliamo evitare antipatiche comparazioni tra professionisti, a livello sia tecnico che monetario».
- IN ATTESA - Dal Cni non è venuta ancora una disciplina dettagliata perchè si aspetta la riforma mentre il Cna ha già dettato le nuove direttiva
Sul tappeto
Il DI Bersani. Ha abrogato il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni, secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio, il cui rispetto è verificato dall'Ordine (articolo 2, comma 1, lettera b, Dl 223/2O06).
I codici deontologici. In base all'articolo 2, comma 3, deI Dl 223/2006,le disposizioni dettate dagli Ordini sono state adeguate alle prescrizioni previste dalla liberalizzazione delle professioni entro lo scorso 1° gennaio, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali. In ogni caso, da inizio anno sono da considerarsi nulle le norme regolamentari in contrasto con il Decreto Bersani.
I professionisti.
- Lo Statuto degli architetti consente la reclame corretta e leale, che adotti modelli compatibili con il principio della personalità della prestazione professionale, effettuata anche tramite uffici stampa, con mezzi che salvaguardino il prestigio e il decoro della categoria. È vietata l'informazione occulta, enfatica, laudativa o denigratoria o quella che utilizza mezzi non idonei (telefonate di presentazione, visite a domicilio oppure testimonial). Molti limiti alla pubblicità indiretta: partecipare a eventi pubblici, trasmissioni televisive o collaborare con giornali è possibile solo se non si enfatizza la propria prestazione, non si fanno i nomi dei propri clienti, ne paragoni con colleghi e non si forniscano indicazioni sugli onorari praticati (articoli 36 e 37 del Codice deontologico).
- Vietata per gli ingegneri l'informazione pubblicitaria che si concretizza in concorrenza sleale nei confronti di altri colleghi o che lede la dignità della professione (articolo 3.3 delle norme di attuazione del nuovo Codice deontologico).
- Ai geometri è consentita l'informazione che corrisponde all'interesse del pubblico. È possibile utilizzare Internet solo se si comunica all'Ordine l'indirizzo del sito web. La partecipazione a trasmissioni Tv o radiofoniche, la collaborazione con giornali, le interviste sono ammesse solo se prima si avverte l'Ordine (articolo 12 del Codice deontologico).
- È consentita ai geologi l'informazione pubblicitaria sulla propria attività professionale, sulla struttura dello studio e sulla sua composizione, a condizione che si abbia il consenso scritto di tutti i professionisti che ne fanno parte e che l'Ordine di appartenenza abbia dato l'ok alla reclame. È vietata l'informazione che ha oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale, quella comparativa tecnica o monetaria (articoli 13, 14, 15 e 16 del Codice deontologico).
L'antitrust. Con una comunicazione del 29 gennaio scorso, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un'indagine sugli Ordini professionali e le azioni concretamente svolte per dare attuazione alla liberalizzazione delle professioni. Nel mirino, in particolare, le limitazioni alla pubblicità fissate dai codici deontologici per i professionisti.
di Azzurra Pacces
da Il Sole 24ore del 12.02.07
Albi & mercato. Il disegno di legge, varato dal Governo il 1° dicembre, è stato firmato solo ieri dal Quirinale. La riforma cerca di ripartire. Pressing degli Albi sulla Giustizia per tariffe giudiziali e associazioni.
MILANO - Il passo rallentato del disegno di legge "Mastella" verso le Camere innesta un'improvvisa accelerata. A confermarlo è il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti.
Lo schema di riordino per Ordini e associazioni professionali è stato firmato ieri dalla Presidenza della Repubblica e sarà trasmesso alle commissioni Giustizia e Attività produttive di Montecitorio (in seduta congiunta) già da lunedì. In tempo per la riapertura dei lavori parlamentari dopo la pausa natalizia - prevista per martedì - e per l'ufficio di presidenza convocato dal relatore del testo, Pierluigi Mantini (Ulivo), giovedì 18, con l'obiettivo di calendarizzare le audizioni di Ordini, associazioni e organismi istituzionali sulla base del testo governativo.
Un testo che era stato varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 1° dicembre con integrazioni sostanziali e di matrice liberista sul fronte del sostegno all'accesso dei giovani, delle società multiprofessionali e del ridimensionamento degli attuali Albi in base all'individuazione degli interessi pubblici da tutelare. Un testo considerato «eccessivamente punitivo» e che aveva alimentato ulteriori proteste da parte degli Ordini professionali ma di cui si erano perse le tracce da oltre 40 giorni, fra le perplessità di parlamentari di maggioranza e opposizione. Una fase di verifica tecnica ritenuta anomala anche in presenza delle festività natalizie.
In ogni caso, per oltre 40 giorni, lo schema di provvedimento ha continuato a essere oggetto di valutazioni e richieste di correzioni da parte delle categorie verso il ministero della Giustizia. Non è chiaro, infatti, se il testo abbia subìto ulteriori limature. Ma l'obiettivo del Guardasigilli - secondo fonti professionali - sarebbe quello di trovare una soluzione di sintesi tra alcune delle istanze che stanno più a cuore agli Ordini professionali e i "paletti" alla concorrenza da cui il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, non intende recedere. Anche perchè il disegno di legge in Parlamento rischia di essere pesantemente stravolto se il 40,2% dei deputati e il 42,5% dei senatori che svolgono attività professionale faranno prevalere le logiche di appartenenza a quelle di coalizione, riportando il baricentro del provvedimento verso la sfera degli Albi.
Al centro dei colloqui informali - sempre secondo fonti di matrice ordinistica -l'opportunità di reintrodurre i minimi tariffari per la sola attività giudiziale (anche sulla scorta della recente sentenza Ue), con la possibilità però di applicare "sconti monitorati" e di introdurre la cosiddetta tariffa "per fasi" (cioè la formulazione di preventivi, ad esempio, per singoli gradi di giudizio). Una proposta su cui ci sarebbe già un accordo di massima.
Altro nodo - più difficile da sciogliere - è il riconoscimento di alcune associazioni non regolamentate che, per le professioni economiche, rischiano di sovrapporsi agli Albi esistenti e di ricevere «un'indebita patente di credibilità» in assenza di un percorso accademico equivalente o di obblighi deontologici. Un punto che, però, mina il destino di migliaia di tributaristi e intermediari fiscali.
Intanto Raffaele Sirica, presidente del Cup (il Comitato unitario delle professioni ordinistiche), prosegue con l'obiettivo di portare avanti la raccolta delle firme per la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare sul riordino delle professioni.
«Il testo - ha detto Sirica - sarà inviato alla Cassazione la prossima settimana. Se non ci saranno intoppi, la raccolta di firme dovrepbe essere autorizzata da metà febbraio per i 90 giorni successivi».
Dopo 43 giorni
- 1° dicembre - Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge di riforma del settore professionale
- 12 gennaio - Dopo 43 giorni, il testo è firmato dalla Presidenza della Repubblica e sarà trasmesso alla Camera lunedì
- 18 gennaio - Il relatore di maggioranza in commissione Giustizia, Pierluigi Mantini, ha fissato la riunione dei capigruppo per calendarizzare esame e audizioni
di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 13.01.07
INTERVENTO - Il rischio di perdere un'occasione
Se la volontà del Governo è quella di favorire la concorrenza e gli interessi generali dei consumatori, dei risparmiatori e dei nuovi imprenditori, contrastando gli interessi organizzati delle categorie, il disegno di legge sulle professioni va ben oltre la riforma del settore per diventare la metafora di un passato che non passa e un segnale contraddittorio che il Governo lancia ai cittadini e al mercato. Mentre la vaga e indefinita nozione di interesse pubblico ratifica l'esistente, resta l'equivoco sul ruolo e la natura degli Ordini, che continuano a gestite la formazione post-laurea, a controllare l'accesso, l'esercizio professionale in forma societaria e le vie d'accesso per il riconoscimento delle attività contigue, attraverso l'obbligo del ministro di "sentirli" prima della iscrizione.
Quanto al controllo della deontologia, mentre in tutti i Paesi per acquisire credibiIità lo si affida a organismi prevalentemente composti da esterni, il "nuovo" sistema riproduce quello dei concorsi a cattedra che tanti buoni frutti ha dato nel perpetuare le dinastie. La liberalizzazione degli Ordini, che lasciava immaginare l'inizio di un processo di restituzione al mercato di vaste aree dell'economia, non solo resta un episodio isolato ma diventa controproducente se, con altra legge, si creano i presupposti per riprodurre quel corporativismo, che si dice di voler combattere, alimentando quel circolo vizioso che impedisce al Paese di sprigionare le potenzialità di cui è ricco e dando l'idea di legiferare "à la carte".
ll previsto riconoscimento delle associazioni, infatti, non è il frutto di un impegno o il risultato di una competizione, ma viene concesso, unitamente al diritto di rilasciare attestati di competenza, in base alla legge, per cui lievita il numero degli iscritti e la capacità di pressione.
Peraltro, in una realtà in rapida evoluzione la volontà di predefinire ogni nuovo lavoro con una corrispondente figura giuridica, sclerotizza il mercato e crea un altro "orticello" sul quale la politica esercita un'intermediazione, cui si sottrae solo il "sommerso".
Il riconoscimento non è una formalità priva di conseguenze pratiche, è invece un modo per mettere sotto la tutela pubblica attività nate e cresciute proprio per l'assenza di lacci burocratici. Purtroppo, solo "ai riconosciuti" vengono attribuite esclusive e sostegno finanziario per garantirne la crescita, a scapito dei non allineati come dimostra il recente disegno di legge sull'azione collettiva, a promuovere la quale sono abilitate solo le associazioni di consumatori che abbiano ottenuto il riconoscimento. Con il sistema duale si ripropone la vecchia teoria dei "due forni" che riduce gli spazi di autonomia, favorisce l'ingerenza della politica e incrementa gli strumenti di canalizzazione del consenso.
Rompere questo modello di sviluppo, che non ha niente di sociale, e spazzare via le corporazioni, sottoposte solo ai propri regolamenti interni e in cui gli unici mezzi per farne parte sono obbedienza, sudditanza, amicizie e matrimoni, è l'unica via per rivitalizzare il sistema.
Senza riportare al centro l'individuo e ridurre il potere delle categorie, ogni manovra finanziaria si traduce in una "dispersione differenziata" delle risorse della collettività e ogni riforma si riduce a un palliativo. Se prevale la logica dell'appartenenza non serve la capacità per trovare un'occupazione o ricoprire un incarico, la meritocrazia è una parola priva di significato, la scuola, l'università e la ricerca non sono il presupposto della crescita ma una fiera in cui si distribuiscono aspettative e illusioni. Se il disegno diventasse legge creando una nuova categoria sarebbe un messaggio negativo che andrebbe a incrementare quell'esodo dei cervelli che si dice di voler fermare.
di Riccardo Cappello, presidente Agiconsul (Confindustria - Servizi Innovativi)
da Il Sole 24ore del 13.01.07
Professioni. Il direttivo del Cup inizierà martedì la raccolta delle firme. Le categorie lanciano la controriforma
ROMA - Raccogliere oltre 500mila firme in più di cento città per modificare la riforma delle professioni. E' questo l'obiettivo del Cup. A illustrarlo è stato il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Pietro De Paola, che ieri è intervenuto all'assemblea nazionale dell'avvocatura e delle professioni. La raccolta delle sottoscrizioni per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma delle professioni inizierà martedì. Non solo. Gli avvocati riprendono la protesta: non più astensione dalle udienze, ma una o più giornate di chiusura degli studi a partire dal prossimo mese di gennaio: è questa la nuova proposta lanciata anche alle altre categorie dall'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua).
«Molti Ordini - spiega il presidente dei geologi De Paola - rischiano di essere soppressi o trasformati in semplici associazioni». L'accusa rivolta dal presidente dei geologi al disegno di legge proposto daI ministro della Giustizia Clemente Mastella e approvato dal ConsigIio dei ministri lo scorso l° dicembre, è di voler «svuotare il senso degli Ordini, facendo venir meno, tra le altre cose, una netta distinzione tra le attività proprie delle professioni regolamentate e quelle delle cosiddette "professioni emergenti"».
A giudicare «inadeguata» la riforma del Guardasigilli è anche la presidente dell'Organismo unitario della avvocatura, Michelina Grillo. «Il progetto - afferma - è figlio di un clima fatto di forzature e di testi blindati». Insieme al Cup e all'Adepp, l'associazione delle Casse di previdenza autonome, l'Oua ha lanciato una consulta permanente tra parlamentari e professionisti «perchè - sostiene la presidente - riteniamo che questa sia la soluzione migliore per uscire dalle contrapposizioni di questi mesi».
Attualmente sono circa 30 i deputati e senatori - in maggioranza dell'opposizione - ad avere aderito. «Nelle prossime ore - aggiunge la Grillo - attendiamo ulteriori adesioni». Intanto, il prossimo 31 gennaio l'Oua sarà a Bruxelles per costituire la consulta permanente con i parlamentari europei.
Dopo l'astensione dalle udienze degli ultimi tre giorni, gli avvocati si preparano a protestare ancora a partire da gennaio. Non più sciopero nei tribunali, però, ma chiusura degli studi legali. «Queste giornate - spiega Grillo - in cui l'attività delle udienze si continuerà a svolgere, saranno dedicate all'organizzazione sul territorio di iniziative pubbliche, con la partecipazione di parlamentari locali, per discutere le ragioni della protesta». La nuova forma di protesta ideata dagli avvocati sarà proposta a tutte le altre categorie professionali.
Non si allenta, dunque, il pressing dell'Organismo unitario dell'avvocatura sul governo. «Aspettiamo - aggiunge la presidente - che Prodi si renda conto che i nostri non sono fischi preordinati o strumentali, ma il grido di insofferenza e di allarme di uno dei ceti più produttivi del nostro Paese». Secondo Grillo è in atto una «emergenza democratica» causata dalla lunghezza dei processi, dai tagli dei fondi per il gratuito patrocinio e dalla mancanza di risorse per i tribunali.
«Molto probabilmente - annuncia Maurizio De Tilla, presidente dell'Adepp e della Fbe (la federazione degli Ordini degli avvocati europei) - i professionisti torneranno in piazza a gennaio. Non tanto contro le norme del Ddl ma contro l'ideologia che sottende al complesso dei provvedimenti in corso di approvazione». Sulla scia di quello che sta accadendo in Francia, De Tilla ha proposto ieri una sottoscrizione pubblica per finanziare una grande campagna di comunicazione. «È necessario - afferma inoltre - dare vita a un movimento non politico che difenda le professioni, e questo anche perchè in Italia esistono dei poteri forti che vogliono scardinare il mondo delle categorie professionali».
- PROTESTA ALTERNATIVA - Gli avvocati propongono una o più giornate di chiusura degli studi
Le prossime mosse
- La proposta di legge. Inizierà martedì la sottoscrizione promossa dal Cup per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma delle professioni.
- La raccolta firme. Il Cup sarà presente in oltre cento città. La previsione del comitato unico per le professioni è di raccogliere più di 500 mila firme.
- La protesta dell'Oua. Da gennaio l'astensione dalle udienze sarà sostituita dalla chiusura degli studi legali. L'attività dei tribunali non subirà quindi ulteriori rallentamenti.
pag. 15
da Il Sole 24ore del 17.12.06
- Ddl Mastella - iniziativa governativa n.2160
Delega al Governo in materia di professioni intellettuali, presentato il 24.01.07
[formato .pdf - fonte: camera.it]
- ITER Progetto di legge: 2160 (Fase iter Camera: 1^ lettura)
"Delega al Governo in materia di professioni intellettuali" (2160)
Stato iter: Assegnato alle commissioni riunite II Giustizia e X Attività produttive il 7 febbraio 2007
[fonte:camera.it]
- CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - COMUNICATO
Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare (GU n. 68 del 22-3-2007)
[fonte: gazzettaufficiale.it]
- CUP - Relazione allo schema di disegno di legge di iniziativa popolare "Riforma dell'ordinamento delle professioni intellettuali"
[fonte: awn.it - N.B. stesura non definitiva]
- Argomenti di Architettura - DL Bersani e Riforma delle professioni
Articoli e rassegna stampa a partire da luglio 2005
