Il ministro Mastella sulla Riforma delle Professioni

Intervista esclusiva rilasciata all'Ordine di Roma

Al Termine delle Celebrazioni degli 80 anni dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia, pubblichiamo l’intervista rilasciata dal Ministro di Grazia e Giustizia, on. Clemente Mastella, al nostro Presidente, arch. Amedeo Schiattarella, per essere presente a questo importante evento in chiave concreta, al di là delle retoriche formalità.

A questo intervento incisivo, della più alta autorità in materia, ci permette di riflettere sull’attuale proposta di legge della riforma delle professioni.

Sull’argomento il nostro Ordine prevede a breve un incontro con tutti gli iscritti per discutere le proposte fatte e gli eventuali sviluppi prossimi.

Colgo l’occasione per ringraziare gli intervenuti al ciclo di eventi di queste celebrazioni, che ne hanno permesso il successo, e per inviare a tutti gli iscritti i miei più sinceri e cordiali auguri di Buone Feste.

 

di arch.Virginia Rossini, consigliere Ordine Architetti P.P.C. Roma e provincia
del 21.12.06


 

INTERVISTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CLEMENTE MASTELLA SULLA RIFORMA DELLE PROFESSIONI

  • D. Il dibattito, spesso molto turbolento, che si è sviluppato sulla riforma delle professioni è stato spesso presentato, nelle semplificazioni giornalistiche, come lo scontro tra chi vuole liberalizzare e modernizzare il Paese e chi, come gli Ordini Professionali, difende posizioni di privilegio corporativo ostacolando ogni tentativo di riforma.
    Nelle ampie consultazioni che Lei ha avuto con il mondo ordinistico nei mesi scorsi ha avuto realmente l’impressione che i professionisti italiani siano fermi su posizioni di semplice difesa dello status quo?

    R. Il mondo ordinistico e più ancora i professionisti si sono resi conto che la evoluzione economica e tecnologica ha innalzato la competizione sia all'interno del paese sia all'esterno dello stesso aprendo, al contempo, i mercati a nuove prospettive di lavoro. Analogamente la necessità di giungere a forme europee di disciplina delle professioni intellettuali conseguenza dei fenomeni di globalizzazione pone con forza i professionisti italiani di fronte alla necessità di confrontarsi con nuove forme di esercizio della attività e con l'aumento della professionalità, unico parametro di garanzia anche per la utenza. Di fronte a queste sfide il mondo degli ordini ha inviato segnali di estrema disponibilità ed interesse e ciò può essere interpretato, sia pure tenendo conto della difficoltà connessa con l'accettazione del cambiamento, come la volontà anche degli ordini di superare la situazione esistente in vista di un miglioramento del servizio offerto all'utenza.
  • D. In Italia ci sono 21 ordini vigilati dal Ministero della Giustizia.
    Pensa veramente che tutte le professioni che oggi sono organizzate in sistemi ordinistici siano da considerare di “interesse pubblico” e, pertanto, siano da organizzare anche in futuro attraverso ordini e non associazioni a libera adesione?
    Si procederà veramente ad accorpamenti tra ordini di professioni analoghe?
    R. In Italia gli ordini sono più di ventuno e parte di essi è vigilato da altre amministrazioni. Il disegno di legge delega ha individuato il presupposto per la esistenza di un ordine per disciplinare la professione nell'individuazione di un interesse pubblico generale, demandando la concreta valutazione delle singole situazioni ad un momento successivo. Nei decreti legislativi dovrà, infatti, essere valutata la effettiva concreta ed attuale esistenza di un interesse pubblico generale meritevole di tutela che legittimi l'ordine. Se l'interesse non fosse più attuale la disciplina dovrà essere individuata attraverso il ricorso al sistema delle associazioni registrate e non più attraverso gli ordini. Ad ogni modo è stato anche previsto che sia interesse generale procedere ad una riduzione degli ordini procedendo ad un loro accorpamento sulla base della omogeneità del percorso formativo e della attività da svolgere. Si è previsto, inoltre, di rivedere anche la materia delle cd attività riservate a singole professioni regolamentate procedendo ad una loro riorganizzazione con l'intento di limitarle a quelle strettamente necessarie per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti per il perseguimento di finalità primarie di interesse generale, previa verifica della inidoneità di altri strumenti diretti a raggiungere il medesimo fine.
  • D. L’Ordine degli Architetti - ma credo tutti gli ordini in generale - vivono oggi con grande difficoltà i propri sistemi di rappresentanza, il rapporto tra la base dei propri iscritti e gli organismi delegati a rappresentarli. Nella Sua proposta di riorganizzazione degli ordini come si pensa di rinforzare di sistemi di partecipazione democratica alla vita degli ordini dando più peso alle articolazioni territoriali?
    R. Premesso che gli ordini saranno enti pubblici nazionali con articolazioni periferiche, il disegno di legge intende rivederne la composizione, disciplinare i meccanismi elettorali per la nomina alle relative cariche, l'elettorato attivo e passivo degli iscritti in modo idoneo a garantire la trasparenza delle procedure, la rappresentanza presso gli organi nazionali e territoriali anche delle eventuali sezioni e la tutela delle minoranze, nonchè l'individuazione dei casi di ineleggibilità, di incompatibilità e di decadenza, anche in relazione al contemporaneo svolgimento di funzioni all'interno di associazioni sindacali e di categoria o nei consigli direttivi di enti o associazioni aventi rapporti di natura economica con gli stessi, la durata temporanea delle cariche e la limitata rinnovabilità così da non superare il massimo di dieci anni per ciascun iscritto. E' stata prevista anche una disciplina transitoria, di durata non superiore a un anno, in relazione alla applicazione della temporaneità delle cariche e della limitata rinnovabilità, al fine di consentire un ordinato rinnovo delle cariche e una tempestiva entrata in vigore della riforma anche per tale aspetto.
  • D. In questi anni si è molto parlato di sistema binario associazioni-ordini. Perchè pensa che sia giusto consentire la nascita di associazioni a libera adesione, ufficialmente riconosciute dal Ministero di Giustizia, anche per i professionisti iscritti ad ordini professionali?
    R. La esistenza degli ordini e delle associazioni è diretta a garantire interessi diversi. Quando ricorre un interesse pubblico meritevole di tutela si avrà la creazione di un ordine, quando detto interesse difetta non viene meno la necessità di garantire l'utenza e per questo è stata prevista la possibilità per le associazione di ottenere la registrazione. La registrazione consente alle associazioni di "garantire" all'utente la qualità del professionista ad essa iscritto, dal momento che per ottenere la registrazione devono essere accettati una serie di obblighi, da parte dell'associazione che poi deve esigerne il rispetto anche dal singolo associato (obblighi deontologici, requisiti e professionalità, formazione ed aggiornamento costante etc.) pena la esclusione dello stesso dalla associazione o la revoca della registrazione nel caso che l'associazione ometta di vigilare sul rispetto da parte dei singoli associati dei requisiti richiesti. Anche i professionisti iscritti all'ordine possono iscriversi ad associazioni che possono certificare la loro qualità (ad esempio avvocati esperti nel settore dei contratti informatici) con il solo limite della non certificabilità della attività riservata da parte delle associazioni (nell'esempio fatto l'associazione non potrà certificare la qualità dell'avvocato nella attività riservata di difesa in giudizio). E' ragionevole che per le attività non riservate anche i professionisti iscritti ad ordini abbiano l'interesse a poter certificare la loro professionalità.
  • D. Non crede che una riforma della disciplina delle professioni intellettuali debba prevedere anche incentivi per l’attività professionale, come ad esempio la possibilità di estendere, anche ai professionisti, forme di  finanziamento e incentivi oggi riservati alle imprese?
    R. Il problema della estensione ai professionisti di forme di incentivazione storicamente riservate alle sole imprese è ben presente ma al momento si scontra con l'esigenza di risanamento della finanza pubblica. Il disegno di legge, tuttavia ha individuato alcune forme di incentivazione che vanno effettivamente incontro alla reale esigenza di facilitare l'accesso alla professione da parte delle giovani generazioni.
  • D. Quali sono le motivazioni che l’hanno portata alla scelta dello strumento della legge delega per la riforma delle professioni?
    R. La materia delle libere professioni è complessa e ciascuna professione necessita di un intervento specifico di disciplina. In questo contesto, vista anche la quantità di disposizioni che devono essere poste per ciascuna professione e la entità delle modifiche conseguenti all'intervento (dalla disciplina del raccordo tra istruzione, secondaria e universitaria, con gli esami di stato per l'accesso alle professioni alla definizione di un tipo di strumento societario da riservare ad alcuni tipi di professionisti, alla riorganizzazione degli ordini o alla regolamentazione delle associazioni registrate) non è apparsa opportuna la predisposizione di un disegno di legge e si è ritenuta preferibile la strada di una delega al Governo, con una serie di criteri e principi assai vincolanti, per la predisposizione dei decreti legislativi di attuazione della legge delega, decreti sui quali, comunque, verrà acquisito il parere delle competenti commissioni parlamentari.
  • D. Nella definizione dei decreti legislativi di attuazione della legge delega il Governo intende avviare una vera concertazione con il mondo dei professionisti e degli ordini, con un coinvolgendo ampio di tutte le articolazione dei soggetti che li rappresentano?
    R. Come ho più volte ribadito, e come il Governo ha evidenziato in sede di conferenza stampa dopo l'approvazione del disegno di legge, la strada della concertazione appare la più idonea per individuare correttamente le questioni e predisporre soluzioni adeguate alle stesse. Il disegno di legge è stato predisposto all'esito di un'ampia concertazione con gli ordini e le associazioni professionali e tale modello non verrà meno nè durante la discussione parlamentare nè nel corso della predisposizione dei decreti legislativi. E' ovvio che la concertazione significa la discussione franca dei problemi e delle soluzione salva la responsabilità politica della decisione finale che ricade comunque sul Governo.
  • D. In Italia si parla di riforma delle professioni da almeno un decennio, ma non si è mai arrivati ad una sua approvazione. Il passaggio in Consiglio dei Ministri del Suo disegno di legge è già un importante passo avanti; crede che questa sia la volta buona?
    R. Ritengo che il disegno di legge costituisca un importante punto di equilibrio nella individuazione di un moderno assetto delle libere professioni e questo appare già la ragione per la quale il Governo nella sua collegialità ha creduto nella soluzione proposta. La evoluzione del mercato e la sua globalizzazione, d'altro canto, hanno reso ineludibile un intervento sul settore e di conseguenza ritengo che il Parlamento non potrà esimersi dall'approvare una riforma delle professioni intellettuali per consentire ai professionisti italiani di competere a parità di condizioni con i colleghi stranieri e per assicurare la necessaria tutela agli utenti. 

 

di Ordine Architetti P.P.C. di Roma e provincia - Ministero della Giustizia
del 11.12.06

 

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  • DISEGNO DI LEGGE, presentato dal Ministro della Giustizia
    di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, Ministro dell'economia e delle finanze, Ministro per gli affari regionali, Ministro della pubblica istruzione, Ministro dell'università e della ricerca.
    Delega al Governo per il riordino dell'accesso alle professioni intellettuali, per la
    riorganizzazione degli ordini, albi e collegi professionali, per il riconoscimento delle
    associazioni professionali, per la disciplina delle società professionali e per il raccordo con la normativa dell'istruzione secondaria superiore e universitaria.
    [fonte: il sole24ore.com - formato .doc]

 

 


 

 

pubblicata mercoledì 27 dicembre 2006

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