La Consulta dei Beni Culturali incontra le Istituzioni

Forum e videointervista con l'Assessore On.Umberto Croppi

Con un ciclo di eventi "La Consulta dei Beni Culturali incontra le Istituzioni", si è aperto un forum, per dibattere sugli interventi di tutela e valorizzazione dei Beni Culturali. Al fine di  promuovere la cultura del restauro e la delicata e complessa professione dell'Architetto nei BB. CC., la Consulta intende contribuire alla creazione di una rete tra le istituzioni, i più importanti studiosi della materia, i professionisti, ed il mondo del lavoro.

In occasione del primo incontro, con protagonisti l'Assessorato alle Politiche Culturali e alla Comunicazione del Comune di Roma, e la Sovraintendenza Comunale ai BB.CC. di Roma, ed illustri esponenti del mondo accademico e della professione, l'Assessore On. Umberto Croppi ha registrato, per la Consulta dei BB.CC., un'intervista, intitolata "Appunti sui BB.CC.", che pubblichiamo sul nostro sito, per presentare la Sua prossima politica culturale a Roma, per rendere, quindi, partecipi tutti gli iscritti all'Ordine degli Architetti di Roma e provincia.

Svariati sono gli argomenti trattati in questa registrazione, tra i quali spiccano la visione della città di Roma, ed il suo rilancio artistico culturale ed architettonico, ed il ruolo degli architetti, fautori di tale programma. In una esposizione ampia, si spazia dal dare una risposta ai problemi dei restauri, in termini burocratici, alla ricerca e l'utilizzo delle risorse pubbliche e private. Si esprimono le priorità da dare all'attività di programmazione, presentando i principali interventi previsti per questo anno e per i prossimi futuri. Si annunciano la creazione di nuovi spazi per l'arte, di infrastrutture per la fruizione dei bb.cc, e l'apertura di nuove strutture per la città, interventi intesi in chiave sistemica. Si fanno considerazioni e si forniscono maggiori informazioni anche sul ruolo delle Soprintendenze, nella prospettiva del loro eventuale commissariamento.

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25/02/2009 20.44: Parliamo dell'assegnazione degli incarichi?
Finalmente anche la Consulta BBCC non ha più paura di chiedere alla gente comune cosa pensa del settore Beni Culturali. Attendiamo vivamente che anche a Roma si facciano concorsi pubblici aperti a tutti come quello riportato da questo sito riguardante la riconfigurazione spaziale della Cattedrale del Castello Aragonese di Ischia. Sarebbe un segnale positivo di cambiamento riguardo un'assegnazione degli incarichi più trasparente e rivolta più alla qualità del progetto che non alla "firma" dell'archistar di turno (vedi fontana di Toyo Ito). Perchè non concedere poi anche ai giovani la possibilità di presentare dei progetti riguardanti interventi nella città di Roma? I Beni Culturali in Italia sono sempre piu un "bene privato" da spartirsi tra lobbies di potere. I giovani architetti e la gente comune si aspettano dall'Amministrazione un segnale positivo in questo senso.
Raffaella arduini

26/04/2009 13.07: titolo
L'incontro tenutosi ieri 16 febbraio 2009, benche' abbia fornito interessanti spunti grazie all'intervento del Prof. Paolo Marconi, e' stata anche l'occasione per riflettere su chi gestisce, e su come venga gestita, la tutela dei Beni Culturali a Roma e in Italia.
Voglio in particolar modo evidenziare la pericolosita' di alcune affermazioni, tra l'altro gratuite in tema di tutela dei BB. CC., contenute nell'intervista all'assessore Croppi, che si configurano come uno sconfinamento di campo pari a quello che si ebbe nel 1938 con il punto 8 delle Istruzioni per il Restauro dei Monumenti. In realtà, la citazione parziale dell'assurda asserzione contenuta nel punto 8 del Manifesto Futurista, risulta quanto meno inadeguata da parte di una persona che ricopre quell'incarico. L'assessore infatti, ricordando la ricorrenza del centenario del Manifesto Futurista "probabilmente per farsi amica la platea di architetti vogliosi di costruire“ ha rivendicato la necessità che "ogni generazione debba costruirsi la sua città", dimenticandosi però ciò che intendeva Sant'Elia con quelle parole; chi conosca l'intero contenuto del punto 8 del Manifesto saprebbe che: «da un'Architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perchè i caratteri fondamentali dell'Architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. "le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città", questo costante rinnovamento dell'ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del "Futurismo", che già si afferma con le "Parole in libertà", il "Dinamismo plastico", la "Musica senza quadratura" e l'"Arte dei rumori", e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista».
Bene, ad un centinaio di anni da quello scritto, che cosi' tanto peso ha avuto nel modo di fare architettura nel corso del XX secolo, bisognerebbe almeno avere l'accortezza di riflettere che non si possa, e non si debba più accettare di produrre un'architettura basata sulla caducità e transitorietà, poichè i risultati li conosciamo molto bene, per di più parlarne in occasione di un convegno sulla tutela dei Beni Culturali risulta assolutamente pretestuoso e può risultare un invito a procedere in quella direzione.
Tant'è vero che poco dopo, raccogliendo l'invito lanciatogli, l'ultimo relatore - l'architetto Stella - ha pensato bene di rivendicare la necessità di dare spazio al nuovo e a delle "contaminazioni", liberandosi da quell'atteggiamento conservatore e passatista che ha caratterizzato la Roma del dopoguerra. Per essere più chiaro, egli ha citato interventi transitori come Les Halles di Parigi, raccontando come, poichè sono state rilevate delle problematiche funzionali e strutturali, a poco più di vent'anni dalla sua costosa costruzione, oggi si sta provvedendo alla sua demolizione e ricostruzione, l'architetto ha affermato che questo significa evolversi, e che "è giusto almeno provare a fare, se poi ciò che si fa non funziona si può sempre rifare!". In aggiunta a queste cose, voglio segnalare che la platea ha potuto prendere visione di una serie di immagini molto preoccupanti, definite delle "provocazioni intenzionali" da parte dell'arch. Anastasi delle Soprintendenza Comunale, per esempio un'abominevole calotta per ricostruire la volta dell'esedra delle Terme Traianee, un orribile cubo a completamento dell'angolo dei Mercati Traianei sulla Via Biberatica, e una serie di passerelle volanti a copertura di siti archeologici, il tutto condito con l'anticipazione, fatta dall'assessore Croppi, della prossima inaugurazione dello scempio di Odile Decq alla Birreria Peroni.
Ebbene queste sono cose inammissibili per chi sostenga la sua volontà di tutelare i beni culturali: un qualsiasi intervento irrispettoso del monumento viene di fatti a configurarsi la mera firma del suo progettista, il quale non ha alcun interesse per ciò che sta "restaurando", nè di come il monumento ne possa soffrire, nè infine di come la gente comune, libera da preconcetti modernisti, possa reagire alla sua visione.
E già, perchè è l'approccio modernista, e l'assurda teoria sul "Falso storico" e sulla necessità di distinguere il nuovo dall'antico che ha portato a tutto ciò. Per chi non lo ricordasse, almeno fino al 1938, nonostante le anticipazioni della Carta di Atene del '31, e della mostra "Razionalista" in cui Bardi esibiva la cosiddetta Tavola degli orrori, in architettura si respirava ancora una certa libertà, poi il Governo Fascista pensò bene, negli interessi della speculazione edilizia, di emanare la norma summenzionata, ovvero le Istruzioni per il restauro dei Monumenti redatte dal Ministero della Pubblica Istruzione Italiano che imponeva: «per ovvie ragioni di dignità storica e per la necessaria chiarezza della coscienza artistica attuale, è assolutamente proibita, anche in zone non aventi interesse monumentale o paesistico, la costruzione di edifici in «stili» antichi, rappresentando essi una doppia falsificazione, nei riguardi dell'antica e della recente storia dell'arte» - ciò che è venuto poi è sotto gli occhi di tutti noi, ma fingiamo di non accorgercene per non essere esclusi dal giro, e così gli architetti, cresciuti a pane e modernismo, essendo abituati ad auto glorificarsi, rifiutano di ascoltare i commenti e l'ironia su di loro provenienti dalle menti libere da pregiudizi, e reclamano a gran voce che Roma venga modernizzata, senza magari conoscere la differenza tra Modernismo e Reale Modernità, modernizzazione che si propone avvenga introducendo interventi transitori (che poi durano per sempre poichè ci si ostina anche a restaurare anche ciò che è geneticamente concepito per avere vita breve!) - la cosa paradossale è che poi, parallelamente alla proposta transitorietà degli interventi, si abbia il coraggio di lamentarsi che le ultime generazioni saranno le uniche a non aver lasciato quasi nulla del loro passaggio - ma cosa può rimanere di una società consumista basata sull'usa e getta, se non il nulla?
A tal proposito voglio ricordare che, diversamente da chi chiede interventi caduchi e transitori, tra l'altro da costruire e mantenere con i soldi degli altri, nell'iscrizione del Palazzo Canossa a Verona puo' leggersi il fine ultimo di chi lo costrui': "così costruito affinchè venga abitato dai figli, e dai figli dei figli, nei secoli dei secoli", ma a chi possa accusarmi di pensare solo ad un'edilizia nobiliare voglio ricordare ciò che Quadrio Pirani, architetto dell'Istituto per le Case Popolari di Roma, suggeriva (e realizzava) per l'edificazione di alloggi popolari all'inizio del '900: «non solo la casa "bella all'esterno e pulita all'interno" contribuisce all'elevazione delle classi che la abitano, ma che un giusto impiego di materiali durevoli, quali i laterizi e le maioliche, porta ad una diminuzione nel tempo delle spese di manutenzione degli edifici, soprattutto quando si tratti di edifici a più piani riuniti in un isolato o in un quartiere urbano».
A questo punto devo sottolineare che, se si ha davvero a cuore il nostro patrimonio, non si può più ammettere errori; si fa un gran parlare di bioarchitettura e eco-sostenibilità, tuttavia si va alla ricerca della sperimentazione per risolvere artificiosamente problemi già risolti dall'edilizia tradizionale, con la differenza che, mentre quest'ultima è davvero eco-sostenibile poichè fatta di materiali rinnovabili in eterno e con caratteristiche naturali termo igrometriche eccellenti, l'industria bioedilizia si affanna a cercare di imitare, con processi inquinanti e spesso tossici ciò che la natura ci dà senza inquinare. La recente storia del restauro ci insegna che molti nostri monumenti, restaurati secondo il principio di introduzione di nuovi materiali sancito già dalla Carta di Atene, ormai da tempo sono oggetto di interventi di "restauro del restauro", poichè quei "restauri" hanno gravemente danneggiato le strutture originarie, vuoi per ragioni fisiche, vuoi per ragioni chimiche. Si vedano i templi di Selinunte o la copertura della Basilica di Vicenza. Ma, indipendentemente dalla dannosità degli interventi di restauro modernista a livello fisico, va sottolineata la progressiva perdita delle maestranze capaci di restaurare il nostro patrimonio, dunque non c'è ombra di dubbio che la via da percorrere è quella segnata dal Prof. Marconi, se non altro perchè è l'unica in grado di riformare quelle maestranze!
Parafrasando Giovannoni, quando indicava il modo di affrontare la progettazione delle chiese, posso dire che «[...] innanzitutto ogni architetto dovrebbe accostarsi alla progettazione di restauro con timorosa riverenza, non col vano pensiero di erigere un monumento a sè stesso, ma con quello alto ed unico di rispettare e tramandare quel monumento che gli è stato affidato...». Chi non ha l'interesse, o le capacita', per muoversi in questa direzione, è bene che lasci spazio a chi ha dedicato i suoi studi e il suo interesse affinchè il nostro patrimonio possa venir tramandato alle generazioni future.
Se il dubbio amletico che porta ad agire gli architetti in un modo piuttosto che in un altro è quello del come risultare moderni, chiudo ricordando a tutti il pensiero di Edmund Burke sul concetto di società evoluta: «Una civiltà sana è quella che mantiene intatti i rapporti col presente, col futuro e col passato. Quando il passato alimenta e sostiene il presente e il futuro, si ha una società evoluta».

Prof. Arch. Ettore Maria Mazzola

pubblicata mercoledì 25 febbraio 2009
Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provinciaComune di Roma - Dip. III Politiche del Patrimonio