Palazzo della Zecca in Banchi

giovedì 26 febbraio 2009, ore 18,00
Casa dell'Architettura, Piazza Manfredo Fanti 47, Roma

 

La Casa dell'Architettura e l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato hanno il piacere di invitare la S.V. alla presentazione del libro

PALAZZO DELLA ZECCA IN BANCHI
di Micaela ANTONUCCI
edito dalla LIBRERIA dello STATO

 

Interveranno:
- Enzo BENTIVOGLIO
- Federico BELLINI
- Claudia CONFORTI
- Maurizio GARGANO

 

Micaela Antonucci "Il palazzo della Zecca in Banchi"
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2008

A pochi passi dal celebre ponte Sant'Angelo a Roma, al termine della via del banco di Santo Spirito, si innalza l'imponente facciata trionfale del palazzo della Zecca in Banchi, oggi palazzo del Banco di Santo Spirito, che ne costituisce lo scenografico fondale.
Il nucleo originario dell'edificio risale agli inizi del Cinquecento e venne realizzato per ospitare le attività legate al conio e alla conservazione delle monete, per volontà del pontefice Giulio II (Giuliano Della Rovere, 1503-1513). Il controllo dell'attività monetaria da parte del papa trovò nella Zecca in Banchi la sua espressione materica: quasi che Giulio II volesse con il nuovo edificio dare un segno visibile della rifondazione politica ed economica della città ad opera dei pontefici iniziata dopo il ritorno dall'esilio avignonese.
La politica di interventi urbani e architettonici nei Banchi sarà proseguita con vigore dai due pontefici della famiglia fiorentina dei Medici, i cugini Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) e Clemente VII (Giulio de' Medici, 1523-1534). Verosimilmente proprio durante il primo pontificato mediceo prese corpo il progetto di risistemare l'area e costruire una facciata trionfale per la nuova Zecca, ad opera del celebre architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane (Antonio Cordini, 1484-1546), realizzata intorno agli anni 1524-25. Sangallo, architetto prolifico e versatile, costruttore esperto e studioso attento dell'antico, è in quegli anni primo architetto della fabbrica di San Pietro in Vaticano, responsabile dei cantieri di palazzo Farnese e San Giovanni dei Fiorentini a Roma e di molte altre opere significative nello Stato Pontificio.

La facciata della Zecca in Banchi non si riferiva tanto all'edificio roveresco, ma era quasi una sorta di "pelle" applicata e sovrapposta alle preesistenze, un fronte inteso come monumentum celebrativo dell'orgoglio dinastico dei due papi Medici. Il distacco tra la facciata e l'edificio retrostante venne ricucito con una singolare operazione "mimetica" nella seconda metà del XVII secolo: negli anni 1665-70 il palazzo della Zecca Vecchia venne trasformato in sede del Banco di Santo Spirito e, in occasione dei consistenti lavori di ristrutturazione e ampliamento, vennero realizzate le due campate che "risvoltano" sulle facciate laterali il disegno di quella principale, ricomponendo l'originario distacco tra quest'ultima e l'edificio retrostante.

L'assetto attuale del palazzo è il risultato degli interventi che alla fine del XIX secolo ne modificarono profondamente la configurazione così come era stata fissata nella seconda metà del Seicento: negli anni tra il 1889 e il 1891 venne infatti avviata una nuova ristrutturazione dell'edificio, su progetto dell'architetto romano Francesco Azzurri (1827-1901).

Il palazzo come oggi lo vediamo, è dunque il prodotto non di un unico progetto, ma di una serie di trasformazioni stratificate nel lungo arco di tempo tra il XVI e il XIX secolo. Nonostante questa frammentarietà progettuale e costruttiva, è sorprendente come l'edificio mostri comunque una sua organicità e coerenza, frutto di un abile lavoro di "ricucitura" attraverso gli interventi attuati nel corso dei secoli.

 

 

pubblicata giovedì 19 febbraio 2009
Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provinciaComune di Roma - Dip. III Politiche del Patrimonio